
Il primo Natale senza una persona cara comincia molto prima della Vigilia. I primi segnali arrivano presto, a volte già a novembre: nella cassetta della posta, un biglietto d'auguri indirizzato ancora a tutti e due. Nel gruppo WhatsApp di famiglia qualcuno chiede, con tatto, che cosa si fa quest'anno. Al supermercato compaiono i panettoni, e lei ne comprava sempre troppi. Quasi tutto arriva così, sotto forma di piccole decisioni che nessuno vuole prendere per primo.
Questa pagina è per la famiglia che deve prenderle. Parla di dove passare la giornata, di come firmare i biglietti, di cosa dire a tavola e di come aiutare i bambini, e propone una lettera per chi sente di più la mancanza. Più in basso trovi che cosa scrivere a un amico che quest'anno lo affronta, e come vivono le prime feste in lutto le famiglie italiane e quelle di altre tradizioni, dal Capodanno lunare all'Eid. Le famiglie degli esempi sono inventate, e ogni testo è fatto per essere cambiato.
Perché il primo Natale senza una persona cara è così diverso
Il primo anno dopo una morte è un calendario di prime volte: il primo compleanno senza di lei, la prima volta che cambia l'ora e nessuno sistema l'orologio della macchina. Per le ricorrenze che seguono il funerale, leggi cosa dire al trigesimo e all'anniversario della morte. Il Natale è diverso dalle altre prime volte perché vive di ripetizione. Lo stesso cibo, le stesse persone, gli stessi compiti fatti dalle stesse mani ogni anno, così che nessuno debba pensarci. Quest'anno bisogna pensarci, una cosa per volta. Chi taglia l'arrosto. Chi scrive i biglietti. Chi nasconde i regali, e chi telefona alla zia Pina. Ogni domanda porta allo stesso posto vuoto.
Per molti le settimane prima di Natale sono più dure del giorno stesso. Una coordinatrice del sostegno al lutto di Marie Curie, un'organizzazione britannica di cure palliative, scrive che le persone che ha seguito, a feste finite, di solito dicono proprio questo. Se novembre pesa già, non vuol dire che il 25 andrà peggio.
Per affrontare il primo Natale senza una persona cara si comincia concedendosi di fare meno. Meno biglietti, o nessuno, un pranzo più semplice, una casa diversa, una passeggiata invece del film della Vigilia. Se la morte risale a poche settimane fa, fai quello che va fatto e lascia decidere il resto a qualcun altro. Alcune famiglie e alcune fedi hanno usanze di lutto proprie, che trovi più in basso.
Tre decisioni da prendere prima delle feste
Tre decisioni conviene prenderle a novembre, finché c'è ancora tempo per parlarne con calma.
Dove. La stessa casa tiene insieme il familiare e il vuoto: la sua sedia, la sua tazza, il suo modo di fare il ragù. Festeggiare da qualcun altro divide il lavoro e cambia la scena. Andare via, in un agriturismo o a pranzo al ristorante, porta tutti fuori dal vecchio copione. Ad alcune famiglie serve proprio questo, ad altre la casa manca già dal pomeriggio. Qualunque cosa tu scelga, vale solo per quest'anno: dillo chiaramente a tutti.
Cosa tenere, cosa mettere in pausa, cosa provare. Prendi un foglio e dividilo in tre colonne. Ecco come l'ha riempito una famiglia inventata, il primo Natale senza Franco, padre e nonno, morto in primavera.
| Tenere | In pausa quest'anno | Provare |
|---|---|---|
| La Vigilia da sua sorella Graziella | Il pranzo di Santo Stefano per venti persone | Il pranzo in cucina, dove la stanza sembra più piccola |
| La calza della Befana per i nipoti | La tombola, con Franco che estraeva i numeri | Un ricordo a testa prima del panettone |
| La passeggiata fino al ponte dopo pranzo | La tavolata lunga in sala da pranzo | I dischi di Franco, a fine pranzo |
| La messa di mezzanotte | Gli auguri a tutta la rubrica | Un dolce nuovo, così nessuno fa confronti |
Metti il foglio in un posto dove lo ritroverai il prossimo novembre, quando le colonne potrebbero essere diverse.
Se ci sarà un momento per ricordarlo. Decidi se qualcuno dirà il suo nome ad alta voce in un momento preciso della giornata, e chi lo farà. Se lo si lascia al caso, spesso nessuno lo fa, e tutti passano il pranzo a pensarci in silenzio. Un momento fissato prima, anche di soli trenta secondi, dà alla tavola il permesso di parlarne, e anche una fine.
Poi dillo a tutti con un solo messaggio, prima che qualcuno prenda altri impegni. Qualcosa come:
Ciao a tutti. Ci ho pensato tanto, al Natale senza papà, e avrei un'idea. Ditemi pure se per voi non va. Pranzo da noi, più piccolo del solito, e quest'anno niente tavolata a Santo Stefano. Prima del panettone vorrei che ognuno raccontasse un ricordo di lui. Nessuno è obbligato. E i bambini scelgono una cosa da fare per il nonno.
Un abbraccio, Anna
L'ultima riga non è casuale. Winston's Wish, un'associazione britannica che sostiene i bambini in lutto, suggerisce di chiedere ai bambini come vogliono vivere il Natale, e di lasciarli dire la loro prima di fissare il programma.
Come firmare i biglietti di Natale dopo un lutto in famiglia
Prima di tutto, chiediti se mandarli. La stessa coordinatrice di Marie Curie scrive che, secondo la sua esperienza, nessuno si aspetta che una famiglia in lutto mandi biglietti se non ne ha voglia. Vale anche per gli auguri su WhatsApp. Se decidi di non mandarli, chiedi a una persona, una sorella o un'amica stretta, di avvisare amici e conoscenti, così il silenzio non viene frainteso. Un breve messaggio a gennaio vale quanto cinquanta biglietti.
Se li mandi, la parte più difficile spesso è la firma. Al primo Natale senza tuo marito o tua moglie, può essere il momento in cui la perdita diventa reale sulla carta: un nome solo dove ce ne sono sempre stati due. La tabella qui sotto va caso per caso, con una frase da aggiungere, se vuoi.
| Situazione | Come firmare | Cosa scrivere, se vuoi |
|---|---|---|
| Se scrivi da vedova o da vedovo | Con il tuo nome: «Con affetto, Marisa» | «Giorgio aspettava sempre il vostro biglietto, e quest'anno volevo che ne riceveste uno da me.» |
| Una famiglia dopo la morte di un genitore | Chi è ancora a casa: «Con affetto, Luca, Sara, Pietro e Bea» | «Il nostro primo Natale senza la mamma. Ci facciamo forza a vicenda.» |
| Figli adulti che scrivono agli amici di un genitore | «Con affetto, Elena e Davide, i figli di Barbara» | «La mamma metteva ogni anno il vostro biglietto accanto al presepe, e ci tenevamo a farvi avere nostre notizie.» |
| Tenere il suo nome nel biglietto | «Con affetto, Marisa, nel ricordo di Giorgio» | Non serve altro. |
| Chi potrebbe non saperlo | Il tuo nome, come sempre | Un foglietto dentro: «Forse non lo sapete ancora: Giorgio è mancato a giugno. Grazie per tutti questi anni di auguri.» |
| Nessun biglietto prima di Natale | Un biglietto o un'email a gennaio, a tuo nome | «Quest'anno non siamo riusciti a mandare gli auguri. Grazie dei vostri: li abbiamo letti tutti.» |
| Un biglietto indirizzato ancora a tutti e due | Rispondi a tuo nome | «Grazie per il vostro biglietto. Mi dispiace dirvi che Giorgio è mancato a giugno. Aspettava sempre di leggere le vostre notizie.» |
| Un biglietto ai colleghi | Il tuo nome, come sempre | «Grazie per aver preso su di voi un po' del mio lavoro quest'anno. Mi ha aiutato più di quanto pensiate.» |

E il suo nome, si mette ancora? Nel dubbio, la scelta più delicata è firmare solo per chi c'è. Un biglietto con la firma di una persona morta può spiazzare chi lo apre, o fargli temere di essersi perso la notizia. Aggiungere «nel ricordo di Giorgio» dopo il tuo nome lo lascia nel biglietto senza confondere nessuno. Se un bambino piccolo vuole aggiungere il nonno, scritto di suo pugno, lascialo fare: quella scelta spetta a lui.
Cosa dire a tavola: un brindisi e due parole per chi manca
Che sia la cena della Vigilia o il pranzo di Natale, scegli il momento prima, così nessuno deve inventarselo a metà pasto. Prima del primo piatto va bene per una famiglia che preferisce dirlo subito e poi mangiare in pace. Prima del dolce va bene per una tavola che ha bisogno di sciogliersi un po'. Oppure legalo a una candela: quando si accende, qualcuno parla.
Chi parla non deve per forza essere il più anziano, o chi era più legato a chi non c'è più. Dev'essere qualcuno che vuole farlo e pensa di arrivare in fondo, con una seconda persona pronta a continuare al suo posto se non ce la fa. Un nipote di dodici anni può farlo benissimo. Per un brindisi di Natale che ricordi una persona cara bastano trenta secondi. Ecco tre testi.
Un brindisi di 30 secondi.
Prima di cominciare, vorrei dire una cosa. È il nostro primo Natale senza papà, e lui non sopporterebbe di vederci così zitti. Sarebbe stato in cucina dalle sette, a giurare a tutti che l'arrosto era quasi pronto, e non lo era mai. A questa tavola ci manca, e siamo contenti di esserci, tutti insieme. Allora, papà, questo è per te. Buon Natale a tutti.
Un minuto per aprire il giro dei ricordi.
Prima del dolce vorrei provare una cosa che alla mamma sarebbe piaciuta, perché non lasciava mai finire un pranzo senza una storia. Facciamo il giro della tavola e ognuno racconta un breve ricordo di lei. Può essere divertente. Può essere piccolissimo: una cosa che diceva, una cosa che ha bruciato, la volta che ci ha portati tutti nella chiesa sbagliata per il matrimonio della zia Carmela. Se preferite passare, dite «passo». Potete raccontarlo dopo, o anche mai. Comincio io, così avete qualcosa da battere. L'anno dei miei dieci anni, lei...
Per una famiglia che prega prima di mangiare. Dite la preghiera come sempre, con le parole che la vostra famiglia conosce, e aggiungete alla fine una frase vostra: «E ricordiamo Franco, che era con noi a ogni Natale, e che oggi ci manca». Poi si comincia. Le parole della preghiera restano quelle della vostra tradizione.
Quando qualcuno piange. Non c'è niente da aggiustare. Aspetta. Passa i fazzoletti. Di' «Fai con calma» oppure «È proprio per questo che lo facciamo», e lascia che la pausa sia una pausa. Non correre a cambiare discorso, e non far voltare tutta la tavola verso chi piange. Quando fa cenno di sì, vai avanti, o lascia che qualcun altro racconti il ricordo successivo.
Una frase che può dire un bambino. Dai a un bambino una frase con uno spazio vuoto, e fagliela provare con te una volta, prima del giorno: «La cosa che mi piaceva di più del nonno era...». Qualunque cosa ci metta, va bene così.
La sedia vuota. Alcune famiglie a Natale lasciano una sedia vuota, apparecchiano il suo posto, o mettono una candela dove si sedeva. Per altre è difficile starle accanto per due ore, e spostano le sedie senza dire niente. Vanno bene tutte e due le scelte, e nessuna è una regola. Chiedi a chi le starebbe seduto accanto.
Piccoli modi per ricordare chi manca, nel giorno di festa
Quando si tratta di ricordare una persona cara a Natale, i gesti che restano nella memoria di una famiglia raramente sono addobbi. Sono cose fatte come le faceva lei o lui, dicendo ad alta voce il suo nome:
- Cucina la sua ricetta, e di' di chi è. Prepara gli struffoli della nonna dal suo quaderno delle ricette, quello con la macchia di miele sulla pagina, e tienilo aperto mentre cucini. Quando arrivano in tavola, di' «Questi sono gli struffoli della nonna».
- Metti la sua musica. Il disco che metteva ogni sera della Vigilia, o il cd che stava sempre in macchina. Lascialo suonare mentre si cucina, invece di farne una cerimonia.
- Accendi una candela. In un momento che avete deciso, accesa da chi vuole, con una frase o senza dire niente.
- Tieni un barattolo dei ricordi. Lascia vicino alla porta un barattolo e un mucchio di foglietti. Chi arriva scrive un ricordo, e basta una riga. Dopo pranzo qualcuno ne legge alcuni ad alta voce, e gli altri si conservano per un altro giorno.
- Porta avanti i suoi gesti. Se lui portava ogni anno il torrone ai bambini dei vicini, o lei a dicembre faceva sempre la spesa per la raccolta alimentare della parrocchia, fallo anche quest'anno, in suo ricordo.
- Ripercorri le sue strade. La passeggiata di Santo Stefano fino al lago, il giro in macchina per vedere le luminarie in centro, o una visita al cimitero, se nella tua famiglia si usa.

Uno o due di questi gesti bastano e avanzano. Una giornata piena di commemorazioni può stancare quanto una giornata senza.
I bambini al primo Natale dopo un lutto
Spiega ai bambini, prima della festa, come andrà: cosa resterà uguale e cosa sarà diverso. Usa parole semplici. Marie Curie e l'associazione britannica per l'infanzia Barnardo's consigliano entrambe di usare le parole «è morto» o «è morta», invece di dire che lo abbiamo perso, che se n'è andato o che dorme. Una versione breve per un bambino di sei o sette anni:
Il nonno è morto a marzo, e per questo il Natale quest'anno sarà diverso. Il pranzo lo facciamo comunque a casa, e i regali sotto l'albero ci saranno come sempre. Qualcuno di noi quel giorno potrebbe essere triste, e va bene così. Puoi parlare del nonno ogni volta che vuoi, e puoi anche essere contento.
Chiedi a ogni bambino come vorrebbe ricordare quella persona, e lascia che scelga una cosa: appendere all'albero la decorazione che avevano fatto insieme, scegliere una canzone, fare un disegno per la tavola, o scrivere un biglietto al nonno. Se vuole scrivergli, la nostra guida per scrivere una lettera a chi non c'è più ha idee che puoi adattare a un bambino.
Mantieni il più possibile le abitudini di sempre. Barnardo's consiglia una routine costante per i bambini piccoli, e a Natale può voler dire anche il solito film, i regali, la colazione di sempre con il panettone, e la calza della Befana il 6 gennaio. Un bambino che sa cosa viene dopo ha una preoccupazione in meno.
E se piangi davanti a loro, va bene. Lo dicono anche i consigli di Marie Curie per le famiglie. Spiega che cosa succede («Piango perché il nonno mi manca. Tra un minuto mi passa.») e lascia che ti vedano andare avanti. Un bambino che vede un adulto triste, e poi lo vede passare il cestino del pane, impara che la tristezza e il Natale possono sedere alla stessa tavola.
Una lettera a chi sente di più la mancanza
Spesso in una famiglia c'è una persona che porta più peso degli altri: un genitore rimasto solo, il fratello che si è occupato dell'assistenza, la sorella che c'era ogni giorno, fino alla fine. A Natale tutti la guardano e nessuno sa bene cosa dire, e i biglietti che riceve dicono «ti siamo vicini» in quaranta modi leggermente diversi. Una lettera può dire proprio quella cosa, e si legge da soli, con calma, senza nessuno che guarda.
Una lettera così si costruisce in quattro passaggi:
- Nomina la persona che è morta. Presto, e con semplicità. Spesso è la parola che nessun altro dirà.
- Un ricordo che includa chi legge. Non un ricordo della persona da sola, ma uno in cui c'era anche chi legge, così la lettera parla di tutti e due.
- Quello che vedi che si porta sulle spalle. Le cose di cui si è fatto carico, le telefonate che ha fatto, i piccoli gesti coraggiosi per cui nessuno l'ha ringraziato. Mettili per iscritto, uno per uno.
- Un progetto insieme per l'anno nuovo. Qualcosa con un mese e un luogo, così l'anno nuovo ha già qualcosa dentro.
Ecco la lettera di una figlia adulta a suo padre, al primo Natale senza la madre.
Caro papà,
questo è il nostro primo Natale senza la mamma, e non volevo che la giornata passasse con tutti noi a parlare del sugo e nessuno a dire il suo nome. Allora: Rita. La mamma. Mi manca ogni giorno, e so che a te manca di più.
Ti ricordi il Natale dei miei dodici anni, quando il forno si è rotto alle dieci di mattina? La mamma si è seduta sul pavimento della cucina e ha riso fino alle lacrime, e tu hai portato la teglia delle lasagne dalla signora Ada della porta accanto, in pantofole, sotto la pioggia. Abbiamo mangiato alle quattro. Da allora l'ha raccontata ogni anno, e ogni anno tu dicevi che pioveva più forte di come la ricordava lei.
Quest'anno ti ho visto, sai. Hai risposto a mano a tutti i biglietti di condoglianze, tutti e novanta. Hai sistemato i suoi vestiti perché non dovessi farlo io, e hai tenuto da parte il cappotto verde perché sapevi che l'avrei voluto. Hai fatto tutto in silenzio, e non sono sicura che qualcuno ti abbia mai detto grazie. Grazie.
A Natale non devi per forza stare bene. Se ti servono dieci minuti sul balcone, vai. Nessuno se la prenderà, io meno di tutti.
A marzo, quando le giornate si allungano, vorrei andare al mare in treno, solo noi due, e fare la passeggiata sul lungomare come facevate tu e la mamma ogni primavera. Ho già guardato gli orari. Se mi dici di sì, prenoto.
Ti voglio bene, papà.
Silvia
Il terzo paragrafo è quello che quasi tutti saltano: gli dice, nei dettagli, che cosa lei lo ha visto fare, e lo ringrazia. E alla fine gli orari dei treni li ha già guardati lei, così a lui chiede soltanto un sì.
Tra fratelli e sorelle, di solito, più breve è meglio:
Andrea,
primo Natale senza papà. Continuo a pensare all'anno in cui siamo rimasti svegli per beccarlo mentre metteva i regali sotto l'albero, e ci siamo addormentati sulle scale, e lui ci ha scavalcati tutti e due. Quest'anno sei stato tu a esserci, a fare su e giù ogni fine settimana quando io non potevo. Io l'ho visto. Rifacciamo la passeggiata di gennaio, solo noi due, anche se piove.
Un abbraccio, Laura
Va bene la carta e va bene l'email. Un foglio si può lasciare sul cuscino la sera della Vigilia; un'email raggiunge anche un fratello dall'altra parte del mondo. Se la persona a cui quest'anno vuoi scrivere più di tutte è tuo figlio o tua figlia, la nostra guida alla lettera di Natale per i figli ha sei esempi, per figli dai nove mesi ai trentaquattro anni.
Il lutto durante le feste: usanze in Italia e in altre tradizioni
Molte tradizioni vivono a modo loro le prime feste dopo una morte. Quello che segue descrive cosa fanno molte famiglie, non cosa una famiglia debba fare, e le usanze cambiano da una casa all'altra: chiedi ai più anziani della tua famiglia.
Italia. Per molte famiglie la prima data che pesa arriva prima di dicembre: il 2 novembre, la Commemorazione dei defunti, quando tanta gente va al cimitero a portare fiori. Un tempo, soprattutto nei paesi, molte famiglie in lutto passavano un anno senza feste né musica, e i più anziani lo ricordano ancora. Oggi ogni famiglia decide che cosa tenere. Per molti le feste cominciano l'8 dicembre, con l'albero e il presepe: c'è chi quest'anno non li fa e c'è chi li fa proprio per quella persona, quindi conviene decidere per tempo anche chi se ne occupa. Alcune famiglie cattoliche, durante le feste, chiedono al parroco una messa in suffragio, e molte passano al cimitero con un lumino o qualche fiore. Le usanze cambiano da regione a regione e da famiglia a famiglia.
Giappone. Molte famiglie mandano a novembre o all'inizio di dicembre una breve cartolina di lutto (喪中はがき, mochū hagaki), così gli amici sanno di non mandare gli auguri di Capodanno. Se la morte è avvenuta a dicembre, molti mandano invece un saluto d'inverno (寒中見舞い, kanchū mimai) dopo la fine delle feste di inizio anno, verso il 7 gennaio in molte regioni e il 15 in alcune, e prima del 4 febbraio circa. Molte famiglie passano un Capodanno tranquillo, senza decorazioni né auguri di buon anno, con una visita alla tomba. Le usanze cambiano da casa a casa, da regione a regione e da una scuola buddhista all'altra.
Famiglie cinesi alla Festa di Primavera (Capodanno cinese). Al primo Capodanno dopo una morte molte famiglie non appendono i distici rossi, e alcune usano carta di un altro colore. Il colore, e per quanti anni dura l'usanza, cambiano da luogo a luogo. Nel 2027 la Festa di Primavera cade il 6 febbraio.
Famiglie vietnamite al Tết. Molte famiglie in lutto restano a casa invece di fare le solite visite, e sono i vicini ad andare da loro. Molti evitano anche di essere il primo ospite dell'anno nuovo in casa d'altri. Il Tết cade il 6 febbraio 2027.
Famiglie coreane al Seollal. Il Seollal cade il 7 febbraio 2027, e il modo in cui una casa in lutto celebra i riti della festa cambia da famiglia a famiglia.
Famiglie ortodosse. Il Natale cade il 7 gennaio nelle Chiese russa, serba e georgiana, e il 25 dicembre nella maggior parte delle Chiese greco-ortodosse e nelle Chiese romena e bulgara. Dal 2023 il Natale ufficiale in Ucraina è il 25 dicembre, anche se alcune famiglie ortodosse tengono ancora il 7 gennaio. Molte famiglie ortodosse vivono in raccoglimento i primi quaranta giorni dopo una morte, e alcune preparano una tavola di Capodanno sobria, se cade in quel periodo. I sacerdoti che rispondono ai lettori di solito lo definiscono un'usanza di famiglia più che una regola della Chiesa, quindi chiedi al tuo sacerdote.
Famiglie musulmane al primo Ramadan e al primo Eid. Il Ramadan comincia intorno all'8 febbraio 2027, e l'Eid al-Fitr cade intorno al 9 o al 10 marzo, a seconda di dove vivi: il calendario della Diyanet turca indica il 9 marzo. L'Eid al-Adha cade intorno al 16 maggio. Molte famiglie musulmane visitano le tombe la vigilia dell'Eid o dopo la preghiera dell'Eid. Nessun giorno è obbligatorio, e studiosi e famiglie hanno opinioni diverse sul fatto che l'Eid sia il momento giusto.
Auguri di Natale a chi ha perso una persona cara: cosa scrivere
Se quest'anno sei tu a scrivere a un amico, invece di ricevere i biglietti, gli auguri di Natale a chi ha perso una persona cara non devono essere originali. Hospice UK, l'associazione nazionale degli hospice britannici, dice che dire qualcosa è meglio che non dire niente, e Sue Ryder, un'altra organizzazione britannica, suggerisce un biglietto senza frasi già stampate, un'offerta concreta e due righe per dire che non serve rispondere. Scrivi il nome della persona che è morta, vacci piano con «Buon Natale!», che da solo può ferire, e fai un'offerta con un giorno preciso.
Mandalo in tempo. Un biglietto dovrebbe arrivare prima di Natale, e un messaggio, anche su WhatsApp, è più delicato mandarlo la sera della Vigilia o la mattina di Natale che qualche giorno dopo.
- Invece di «Ti siamo vicini in questo momento difficile», prova «Penso a te, e a Marco, in questo Natale».
- Invece di «Buon Natale!», prova «Ti abbraccio forte in questi giorni di festa» oppure «Un pensiero affettuoso per la fine dell'anno».
- Invece di «Fammi sapere se hai bisogno di qualcosa», prova «Il 27 passo da te con una teglia di parmigiana. Resto dieci minuti o tutto il pomeriggio, come preferisci».
- Invece di «Non posso immaginare come ti senti», prova «Questa settimana non faccio che pensare alle cravatte improbabili che Marco metteva a Natale».
Sei frasi da cui partire; tra parentesi quadre metti i tuoi dettagli:
- A un'amica rimasta vedova: «È il tuo primo Natale senza [nome], e anche a casa nostra sentiremo la sua mancanza. Passo da te [giorno] con [la cosa che porti sempre]».
- A una collega: «Ti auguro delle feste tranquille, a te e alla tua famiglia. Al lavoro può aspettare tutto finché non te la senti, e non serve che rispondi».
- A un amico lontano: «Vorrei essere alla tua tavola, quest'anno. Ti chiamo [giorno] alle [ora], e possiamo parlare di [nome], o di tutt'altro».
- A una vicina di casa: «Quest'anno ci mancherà vedere [nome] [che sistema le luci sul balcone]. [Giorno] ti lascio un piatto di [cibo] davanti alla porta. Non serve che tu venga ad aprire».
- A un fratello o a una sorella: «Tienimi il posto accanto a te a pranzo. Se a un certo punto è troppo, laviamo i piatti insieme e parliamo di [nome] in cucina. Io ci sono, sempre, per tutto».
- A una madre che ha perso un figlio: «In questi giorni di Natale penso a [nome del figlio o della figlia], e a te. Mi ricordo ancora [un piccolo dettaglio]. Dirò il suo nome ogni volta che vorrai sentirlo».
Cosa non scrivere. Lascia fuori «almeno» in tutte le sue forme (almeno non soffre più, almeno siete stati insieme tanti anni), e «adesso è in un posto migliore», che dice a una persona in lutto che cosa dovrebbe provare. Un biglietto non deve farla stare meglio. Deve solo dirle che né lei né la persona che le manca sono state dimenticate.
Conservare i ricordi raccontati quella sera
Se la tua famiglia prova il giro dei ricordi, qualcuno racconterà una storia che gli altri non hanno mai sentito, e vale la pena conservarla. Prima che il giro cominci, una persona può chiedere ad alta voce se tutti sono d'accordo a registrarlo con il telefono, e registrare anche la domanda. Chiunque può passare o chiedere che il suo racconto resti fuori, e le regole per registrare le persone cambiano da paese a paese, quindi informati su quelle che valgono dove vivi. La parte pratica è in come registrare la tua voce per la tua famiglia. E se della persona che è morta resta solo un vecchio messaggio in segreteria, salva quel messaggio prima che qualcuno disdica la linea.
Dopo, i ricordi possono diventare una lettera. Su Goodbye App una lettera è fatta di un testo e di una sola registrazione vocale. Scegli il racconto che conta di più, oppure riduci la registrazione della serata a un unico file, e trascrivi gli altri nel testo. Programmala per la famiglia, via email, per il prossimo Natale o per l'anniversario della morte. Il giorno e l'ora della partenza li scegli tu, secondo il tuo orario, fino a trent'anni da oggi. Se qualcuno della famiglia vive all'estero, controlla che ora sarà da loro. Finché non parte resta privata. È gratis, in quindici lingue, sul web e su Android.
Ogni lettera parte una volta sola, quindi per il Natale successivo ne serve un'altra, scritta per quell'anno. La tutela facoltativa in caso di inattività resta spenta finché non la attivi tu; se la accendi, le lettere possono partire prima del previsto quando non accedi al tuo account per un periodo da 3 a 45 giorni, a tua scelta. Una foto della serata va in un post programmato a parte, che puoi rendere visibile solo alle persone che scegli.
Alcuni dei racconti più belli arriveranno dai più anziani a tavola, e davanti a una tavolata non è il momento di chiedergliene altri. Le nostre domande da fare ai tuoi genitori sono per una conversazione il giorno dopo, a tu per tu, durante una passeggiata o in cucina.
Quando è più di una giornata difficile
Soffrire a Natale non vuol dire che qualcosa non va. Sentirsi spenti, avere le lacrime facili, essere arrabbiati o come anestetizzati per tutto dicembre fa parte del lutto per moltissime persone, e il servizio sanitario britannico (NHS) osserva che per la maggior parte di chi è in lutto il dolore, con il tempo, si fa meno intenso.
Parla con il tuo medico di famiglia o con un servizio di sostegno al lutto della tua zona se l'umore basso dura da più di un paio di settimane, o se le cose che stai provando non aiutano. Se a preoccuparti è qualcun altro a tavola, trova un momento tranquillo per dirglielo con delicatezza, e suggeriscigli lo stesso. Se pensi che qualcuno possa essere in pericolo, non aspettare che la giornata finisca: contatta subito i servizi di emergenza. Se non sai quale sostegno esiste vicino a te, il tuo medico, o l'ospedale o l'hospice che ha seguito la persona che è morta, spesso può indicartelo. Non devi aspettare gennaio per chiedere.
Domande frequenti
Il primo anno si festeggia lo stesso il Natale? Se ne hai voglia. Alcune famiglie mantengono ogni tradizione perché l'abitudine le sostiene. Altre non fanno quasi niente, o partono. Va bene tutto; decidi solo per quest'anno.
Si può non mandare gli auguri di Natale dopo un lutto? Sì. Nessuno si aspetta biglietti il primo anno. Chiedi a una persona di avvisare amici e conoscenti, e manda un breve messaggio a gennaio, se vuoi.
Come firmo i biglietti di Natale dopo la morte di mio marito o di mia moglie? Solo con il tuo nome, per esempio «Con affetto, Marisa». Se vuoi che ci sia anche lui o lei nel biglietto, aggiungi «nel ricordo di» e il suo nome dopo il tuo, invece di firmare al suo posto.
Cosa dico a un'amica al primo Natale senza la sua mamma? Nominala, e fai un'offerta con un giorno preciso: «In questi giorni penso spesso ai cantucci di tua mamma, e a te. Ti va se il 28 andiamo a fare una passeggiata?». Poi dille che non serve rispondere.
Posso mettere la sua foto sul biglietto? Su un biglietto stampato sì, se ti sembra giusto. Una foto di famiglia in cui c'è anche lui o lei, di una bella giornata, spesso è più delicata di un ritratto da solo, che in mezzo a una pila di biglietti allegri può prendere qualcuno alla sprovvista.
E se in famiglia non si è d'accordo sul programma? Chiedi a ognuno la cosa che per lui conta di più, e costruisci la giornata intorno a quelle. Un programma valido solo per quest'anno è più facile da accettare, e una giornata si può dividere: la mattina in un modo, la sera in un altro.
Il secondo Natale a volte è più difficile? Molte persone dicono di sì. C'è chi descrive il primo anno come attutito dall'attenzione di tutti, e il secondo come più silenzioso, con meno biglietti e meno persone che chiedono. Preparalo con la stessa cura del primo.
Il primo Capodanno dopo un lutto è più difficile del Natale? Per molte persone in lutto, sì. Organizza la serata in anticipo: con chi starai, se aspetterai la mezzanotte, e una scusa per andare via presto. Anche andare a letto alle dieci è un ottimo modo per cominciare l'anno.
Se stai leggendo queste righe perché pensi al suicidio, per favore parlane oggi stesso con qualcuno. findahelpline.com elenca linee di ascolto gratuite e riservate nel tuo paese, e trovi altre informazioni nella nostra pagina su suicidio e autolesionismo.
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