
La data arriva da sola. Un promemoria impostato anni fa si accende alle sette del mattino. Un vecchio amico pubblica una foto. Al supermercato c'è la torta che chiedeva sempre lui, e qualcuno è sveglio dalle cinque a decidere se comprarla. Il compleanno di una persona morta è l'unica ricorrenza che nessuno deve andare a cercare, e la sola che nessuno ci ha mai insegnato come si vive.
Questa pagina è un programma, non un sentimento, e niente di quello che c'è scritto è obbligatorio. Ricordare il compleanno di una persona morta può voler dire una messa, un pranzo, una passeggiata, un lumino al cimitero o niente del tutto: una famiglia che non fa niente non ha mancato di rispetto a nessuno, e una famiglia che compra la torta e canta non ha fatto niente di male. Se la data che hai in mente è invece quella della morte, quel giorno ha parole sue in cosa dire al trigesimo e all'anniversario della morte.
Come si chiama questo giorno, e perché nessuno ci ha insegnato una parola per dirlo
L'italiano non ha una parola per questa data, e le parole che ha guardano tutte altrove. «Compleanno» è di chi compie gli anni, e «genetliaco», la forma dotta, dice soltanto anniversario della nascita: nessuna delle due ha una versione per chi non c'è più. L'unica data che la lingua nomina davvero è l'anniversario della morte. Chi cerca il termine giusto e non lo trova non sta sbagliando ricerca: il termine non esiste.
Un tempo «natale», con la minuscola, voleva dire proprio giorno della nascita, e in quel senso è rimasto in espressioni come il natale di Roma. La risposta più antica, però, capovolge quella che ti aspetti. In un testo ripubblicato da Opus Dei, don Joe Babendreier scrive che all'inizio «nella Chiesa non era usanza festeggiare il compleanno di qualcuno». Quello che si celebrava era il dies natalis, giorno della nascita in latino, «inteso come il giorno in cui un cristiano moriva». Il compleanno era il giorno della morte, ed è per questo che la memoria della maggior parte dei santi cade nella data in cui sono morti.
Altre lingue hanno almeno nominato il giorno della morte. L'inglese ha coniato deathday, che Wiktionary definisce come il giorno in cui una persona è morta, o la sua ricorrenza, e ha preso in prestito dallo yiddish yahrzeit, che My Jewish Learning definisce in una riga: «una parola yiddish che significa anniversario di una morte». Per il giorno in cui una persona è nata e non c'è più a festeggiarlo, nessuna delle due lingue ha l'equivalente.
Il vocabolario più ricco è quello vietnamita, e anche lì è tutto costruito sul giorno della morte. Il giỗ si tiene secondo il calendario lunare nella data stessa della morte, con un nome per ogni anno e uno per la sera prima. Sul portale della Sangha buddhista vietnamita, Thích Thiện Phước scrive che húy kỵ è il giorno in cui sono morti i nostri maestri, i nostri genitori, le persone che abbiamo amato e i nostri amici. Una riga di quel testo è l'unica eccezione trovata da qualsiasi parte: in epoca imperiale la data di nascita e la data di morte di un re o di una regina si chiamavano entrambe ngày kỵ. Una parola per il compleanno di una persona morta il vietnamita l'ha avuta, ed era riservata ai sovrani.
In una tradizione, invece, il compleanno è già in elenco. Il portale ortodosso Azbyka della Fede indica tre date annuali per ricordare un defunto: il giorno della morte, il compleanno e l'onomastico. Una famiglia che tiene questa data ne sta tenendo una delle tre.
| Parola | Da dove viene | Che cosa nomina |
|---|---|---|
| anniversario della morte | Italiano | Il giorno della morte e la sua ricorrenza. Per il compleanno di chi è morto non c'è l'equivalente |
| yahrzeit | Yiddish, tradizione ebraica | La ricorrenza della morte sul calendario ebraico |
| dies natalis | Latino, Chiesa antica | Il giorno in cui un cristiano moriva, tenuto come compleanno |
| giỗ | Vietnamita | Il rito annuale nella data lunare della morte |
| giỗ đầu, giỗ hết, giỗ thường | Vietnamita | Il primo anno, il secondo, tutti quelli dopo |
| tiên thường, chính kỵ | Vietnamita | La sera prima, e la data della morte stessa |
| húy kỵ, kỵ nhật | Uso buddhista vietnamita | Il giorno in cui è morto un maestro, un genitore, un amico |
| ngày kỵ | Uso imperiale vietnamita | Entrambe le date, nascita e morte, di un sovrano |
| onomastico | Tradizione ortodossa | La festa del santo di cui si porta il nome |
Quello che viene fuori è una forma, più che una parola. Tutte le tradizioni prese in esame qui hanno nominato il giorno della morte e gli hanno dato un calendario e un rito. Nessuna ha nominato il giorno della nascita, tranne il Vietnam, e per un re. Se stavi cercando il nome giusto e non lo trovavi, non è colpa tua. Per quasi tutta la storia questa non era un'occasione, e lo è diventata nel giro di una sola generazione.
Se ricordarlo o no: uno schema per decidere, il primo anno e quelli dopo
La domanda che tante famiglie italiane si fanno è se si possa festeggiare, e la risposta breve è che nessuno vieta di ricordare un morto nel giorno in cui è nato. Nella pratica cattolica la cosa più semplice e più fatta è chiedere al parroco una messa in suffragio per quella data: il canone 945 dice che ogni sacerdote che celebra o concelebra può accettare un'offerta perché la messa sia applicata a una intenzione precisa, e non mette condizioni sul giorno. Il dubbio non nasce quasi mai in parrocchia.
Dove il divieto viene affermato, infatti, lo affermano persone che non hanno nulla a che fare con la Chiesa. Un articolo del quotidiano moscovita Vechernyaya Moskva raccoglie Darya Mironova, presentata come sensitiva, secondo cui il compleanno non va festeggiato per nessun motivo, e Evgenia Belova, numerologa ed esperta di magia slava, secondo cui la data non ha più un significato reale per l'altro mondo. Nessuna delle due è un prete.
Un prete dice il contrario. Padre Vladislav Beregovoy, parroco della chiesa di San Nicola a Mosalsk, nella regione di Kaluga, ha dichiarato a 360.ru che «запрета на поминовение усопших в день их рождения в Церкви никогда не было», cioè che nella Chiesa non c'è mai stato un divieto di ricordare i defunti nel giorno della loro nascita, e che quel divieto vive solo nella testa dei fedeli superstiziosi e lontani dalla Chiesa. Tieni la distinzione che tengono entrambe le fonti. La Chiesa permette di ricordare i defunti in questa data, e la tradizione ortodossa la conta fra le sue tre date annuali. Non consiglia di tenere la giornata come una festa di compleanno qualsiasi. Una famiglia può fare le due cose insieme.
Che cosa è stato misurato. Deborah Carr e colleghi, sui Journals of Gerontology, Series B, hanno studiato questa data fra persone anziane sposate dell'area di Detroit, intervistate prima della morte del coniuge e poi di nuovo a sei e a diciotto mesi. Delle 210 persone vedove a sei mesi, le 29 incontrate entro un mese dal compleanno del coniuge morto riferivano più disperazione, più ansia e più sintomi depressivi, tenuto conto delle altre differenze fra loro. Gli autori chiedono prudenza, perché 29 persone sono un gruppo piccolo. Altri due risultati contano quanto il primo. L'effetto compariva solo nei primi sei mesi ed era scomparso a diciotto, e nella finestra del compleanno il desiderio della persona non aumentava affatto. Il campione era di coniugi anziani, quindi niente di tutto questo dice qualcosa sui genitori o sui figli in lutto. La lettura su cui è costruita questa pagina: il primo compleanno è quello duro, e quelli dopo di solito non lo sono.
Perché un programma funziona meglio di un proposito. Michael Norton e Francesca Gino, in una ricerca pubblicata come «Rituals Alleviate Grieving for Loved Ones, Lovers, and Lotteries» sul Journal of Experimental Psychology: General e raccontata dalla Harvard Business School, hanno trovato l'effetto sul lutto in chi scriveva di un rito che aveva davvero compiuto, e in uno studio parallelo guardare qualcun altro che lo compiva funzionava molto meno che farlo in prima persona. Che è l'argomento a favore di un programma in cui ci metti le mani.
Ecco lo schema.
| Se è così | Allora |
|---|---|
| È il primo compleanno dopo la morte | Una cosa sola, piccola, con un'ora di inizio e un'ora di fine |
| La morte è di poche settimane fa | Niente da organizzare. Un lumino, da mangiare, chi passa a trovarvi |
| In casa nessuno vuole ricordarlo | Lascia stare, e dillo a due persone fuori casa, così nessuno si presenta con la torta |
| Uno lo vuole e gli altri no | Sceglie lui una cosa e la guida, meno di un'ora, e chi vuole viene |
| In casa non siete d'accordo sul come | Dividete: il cimitero la mattina, la tavola dopo, e niente è obbligatorio |
| Chi dovrebbe portarlo avanti è allo stremo | Passalo a qualcuno, per nome, oppure riducilo a un lumino. Annullare è una risposta |
| Ci sono bambini che lo hanno conosciuto | Racconta loro il programma il giorno prima, e dai a ognuno un compito che ha scelto |
| La tua fede prevede un rito in quella data | Fai prima quello. La tavola viene dopo la messa, mai al posto suo |
| C'è un'ora precisa che temi | Mettici dentro una persona. Una passeggiata alle quattro è un programma |
| Preferiresti essere al lavoro | Vacci, e metti una cosa piccola alla sera |
| È il terzo compleanno, o uno dei successivi | Tieni una cosa sola e tienila uguale ogni anno, venti minuti, così nessuno deve decidere di nuovo |
| In casa hanno smesso e una persona no | Tiene la sua cosa senza chiedere a nessuno di partecipare. Sapere che è oggi basta |
| L'abitudine si è spenta da sola | Niente da riprendere. Gli anni non si devono una tradizione a vicenda |
| C'è un nuovo compagno, un bambino, una casa nuova | Tienilo, e di' ad alta voce che la famiglia nuova non è un rimpiazzo |
Qualunque cosa dica lo schema, decidi solo per quest'anno e dillo chiaramente. Un programma che vale un anno è facile da accettare e facile da cambiare.
Che cosa fanno davvero le famiglie nel compleanno di una persona morta: dodici usanze in una tabella
Questo è quello che fanno molte case, non quello che una casa debba fare. Le usanze cambiano da famiglia a famiglia e da parrocchia a parrocchia, quindi dove una riga nomina una fede, chiedi al tuo parroco, al tuo imam, al tuo rabbino o al tuo monaco prima di prenderla per una regola.
| Casa | Che cosa succede nel giorno del compleanno | Da dove viene |
|---|---|---|
| Famiglia cattolica in Italia | Una messa in suffragio chiesta al parroco per quella mattina, poi fiori e un lumino al cimitero. Per molte famiglie la data che pesa di più resta comunque il 2 novembre | Il canone 945 per l'offerta della messa. Fiori e lumini sono usanza, non diritto canonico |
| Famiglia ortodossa | Un biglietto per la proskomidia, una panikhida dove il calendario lo consente, la tomba sistemata, una litia letta là, il Salterio a casa | Azbyka della Fede, Foma |
| Tradizione ebraica | Nessuna osservanza per il compleanno, anche se una guida riformata indica il compleanno fra i giorni in cui una famiglia può andare alla tomba. L'osservanza è lo yahrzeit, nella data ebraica della morte: la candela e il Kaddish | ReformJudaism.org, sulle visite alla tomba, My Jewish Learning |
| Tradizione musulmana, negli studiosi citati qui | Nessun giorno obbligato e nessuna ricorrenza annuale alla tomba. Visitare una tomba è permesso. Quello che è incoraggiato è il dua, chiedere perdono per lui, e la sadaqah a suo nome, in qualsiasi giorno | Islam Question and Answer, sul visitare le tombe, sulle ricorrenze e su che cosa arriva ai morti |
| Famiglia vietnamita | Il giỗ, nella data della morte, resta l'occasione che conta. Nella data di nascita, dove si tiene, un vassoio sull'altare: fiori, frutta, incenso, una torta | Il giỗ si eredita, il vassoio si compra |
| Famiglia messicana | I morti si ricordano fra la fine di ottobre e l'inizio di novembre, non ai compleanni: petali, candele, i loro piatti sull'altare e sulla tomba | UNESCO, iscritta nel 2008 |
| Il pranzo a casa | Il suo piatto, la sua ricetta, detto a tavola che è il suo | La cosa che le famiglie raccontano più spesso |
| Il cimitero, o il mare | Sistemato, fiori, una cosa letta ad alta voce, quindici minuti, poi a casa | Quasi in ogni posto, con le eccezioni del calendario |
| Il brindisi | Quaranta secondi prima di mangiare, poi si mangia | Laico, ed è la cosa più facile da fare bene |
| Il gesto a suo nome | La cifra dei suoi anni data a qualcosa che gli stava a cuore, o la cosa che pagava in silenzio pagata di nuovo | Nominato nelle guide ortodosse e musulmane citate qui, e fatto in case senza nessuna religione |
| La cosa che gli piaceva | La passeggiata, la nuotata, il giro in macchina, la partita, fatti dalle persone che li facevano con lui | Laico, ed è quello che più spesso viene descritto come utile |
| Niente, quel giorno | La data passa senza niente e l'anno lo porta la data della morte | Normale, e in alcune tradizioni voluto |
Che cosa viene offerto davvero a una famiglia vietnamita. L'osservanza del compleanno lì si pratica per davvero, e si può ordinare. Il parco memoriale Hoa Vien Binh An di Dong Nai vende un mâm lễ sinh nhật, un vassoio di offerte per il compleanno, da mettere nella data di nascita sulla tomba o sull'altare di casa: rose, frutta, una torta di panna su cui si può scrivere un nome e un augurio, candele, incenso di sandalo, un parasole e un addetto, a un prezzo indicativo di 1.000.000 VNĐ per cerimonia. Due note oneste. È l'offerta di un servizio, non un rito ereditato: non è stata trovata nessuna autorità buddhista e nessun văn khấn tradizionale che prescriva un'osservanza per il compleanno, ed è per questo che la famiglia che cerca le parole non le trova. E sta accanto al giỗ, non al suo posto. La versione non commerciale è piccola e domestica: candele e un vaso sull'altare, crisantemi bianchi o quello che gli piaceva, una fotografia e qualche ricordo, i suoi piatti cucinati insieme, đi tảo mộ alla tomba, e un gesto a suo nome.
La regola del cimitero, detta una volta sola. Tre fonti ortodosse concordano, ed è meglio saperlo prima che dopo. Foma scrive che la tomba si può visitare nel giorno del compleanno, nell'anniversario della morte o in qualsiasi giorno che contava per lui, ed esclude due cose: il pranzo in memoria sta a casa, con le persone che gli erano vicine, non al cimitero, e al defunto non si deve bere, scrive, nemmeno nel giorno del suo compleanno. Pravmir scrive che al pranzo in memoria vanno evitati il vino e ancora di più la vodka, e considera il bicchiere lasciato al morto un residuo pagano più che un'usanza cristiana. E Azbyka della Fede chiede alle famiglie di lasciar perdere l'abitudine di ricordare con l'alcol. Se nella tua famiglia si è sempre fatto il contrario, questo non è un rimprovero. Vale la pena saperlo mentre decidi.
Il primo compleanno dopo la morte, ora per ora
Una giornata, vista fino in fondo. La famiglia è inventata, nomi compresi, e non una riga di tutto questo è un ordine da eseguire. Tommaso Rinaldi è morto il 3 febbraio a sessantuno anni, e il suo compleanno è l'11 settembre. La vedova Luisa, il figlio Paolo e la figlia Chiara hanno organizzato il primo con quattro messaggi. Il nipote Matteo ha nove anni.
| Quando | Che cosa fanno | Perché c'è |
|---|---|---|
| Tre settimane prima | Paolo telefona in parrocchia e chiede una messa in suffragio per l'11 | Il registro delle intenzioni si riempie mesi prima. Chiesta la settimana stessa, una data richiesta non c'è più |
| La sera prima | Un solo messaggio: dove, a che ora comincia, a che ora finisce, chi porta cosa, «venite a tutto o a niente» | Nessuno si sveglia a indovinare che cosa si aspettano da lui |
| 7.30 | Chiara prende i profili di suo padre e il telefono di sua madre per tutta la giornata | Gli auguri di chi non sa sono il messaggio più difficile da leggere da soli |
| 9.00 | La messa. I fiori li porta Matteo | Una cosa fissa, presto e fuori casa, così la giornata ha un pavimento sotto |
| 10.45 | Il cimitero: erba via, lapide pulita, fiori, una preghiera breve, poi si esce tutti insieme | Una visita con una fine non diventa un'ora che nessuno riesce a chiudere |
| 12.30 | Il suo risotto, cucinato a casa, dal suo quaderno scritto a mano, da Paolo, male | Cucinare dà qualcosa da fare a chi non sta fermo |
| 14.00 | La tavola: quaranta secondi di Paolo, poi un ricordo a testa, e chi vuole dice «passo» | Così il pranzo non si mangia in silenzio su di lui |
| 15.30 | La torta scelta da Matteo, e le candeline le spegne Matteo perché lo ha chiesto lui | È anche il compleanno di suo nonno, e lui voleva una torta |
| 16.30 | La passeggiata che Tommaso faceva ogni domenica, per chi se la sente | La giornata finisce camminando, non a tavola sparecchiata |
| 18.00 | Finisce, all'ora annunciata quella mattina | Una fine annunciata è una gentilezza verso chi non ne regge di più |
| Sera | Luisa gli scrive per venti minuti. Nessuno chiede di leggere | La parte della giornata che è di una persona sola |
| La mattina dopo | Chiara manda una riga a tutti quelli che hanno scritto: «Grazie. È stata una buona giornata, quasi tutta.» | Dodici risposte scritte una volta, il giorno dopo, e non dodici nel giorno |
Come si chiede una messa. Quello che vuoi è una messa con un'intenzione precisa, e saperlo risparmia una telefonata confusa. L'Ordinamento generale del Messale Romano tiene strette le occasioni privilegiate per una messa dei defunti, cioè quando arriva la notizia della morte, per la sepoltura definitiva o per il primo anniversario, e il compleanno non è tra quelle. Non serve che lo sia. Il canone 945 dice che ogni sacerdote che celebra o concelebra può accettare un'offerta perché la messa sia applicata a un'intenzione precisa. Telefona in parrocchia, dai il nome, dì la data e chiedi quando si apre il registro delle intenzioni. Lo stesso canone raccomanda ai sacerdoti di celebrare per i fedeli, soprattutto per chi è nel bisogno, anche senza offerta: se il problema sono i soldi, dillo e chiedi comunque.
La stessa giornata, da soli. Quasi tutto quello che c'è sopra dà per scontata una casa piena. Se sei l'unico a ricordarlo, la forma regge comunque, e una giornata con degli orari si attraversa meglio di una giornata senza.
| Quando | Che cosa fai | Perché c'è |
|---|---|---|
| La settimana prima | Di' a una persona fuori casa che la data sta arrivando e che hai intenzione di starti tranquillo | Così una giornata muta non viene letta come una crisi, e così qualcuno ti dice il suo nome |
| 9.00 | I fiori vai a comprarli tu | Una commissione appena sveglio ti porta fuori e dà alla mattina un bordo da cui partire |
| 11.00 | Quindici minuti nel posto che era suo: la tomba, la panchina, l'acqua | Una visita con una durata non diventa un'ora che non riesci a chiudere |
| 13.00 | Il suo piatto, a tavola, nel piatto, non in piedi davanti al piano della cucina | Il pranzo è la parte che si salta più spesso, e saltarla peggiora il pomeriggio |
| 16.00 | La telefonata, fissata prima con una persona precisa che sa che giorno è oggi | L'ora che temi smette di essere vuota appena qualcuno ci è già dentro |
| Quando capita | Accetta l'unico invito che ti arriva, anche solo per un'ora | Stare con persone che non ne parlano è un riposo, non un tradimento |
| 21.30 | Dieci minuti a scrivergli, poi basta | Una fine della giornata che scegli tu, invece di addormentarti dentro |
Cosa scrivere alla madre, alla vedova o ai figli in quel giorno: nove messaggi completi in tre registri
Questa data è la gentilezza più facile di tutto l'anno e quasi nessuno la usa. Al funerale scrivono tutti. Nove mesi dopo, un martedì che per caso è il suo compleanno, non scrive quasi nessuno, ed è esattamente per questo che quel messaggio è quello che la gente conserva.
Quattro regole tengono insieme tutti e nove. Dì il nome della persona morta. Dì che giorno è, chiaramente, invece di alludere a «questo momento difficile». Fai una proposta sola, con un giorno e un'ora dentro. E dì che non serve rispondere. Seguono tre registri per ognuno di tre destinatari.
A una madre il cui figlio è morto. Daniele Fossati è morto a ventisei anni. Sua madre è Rosanna.
Rosanna, so che giorno è oggi. Penso a Daniele, e a te, tutto il giorno. Non c'è niente a cui rispondere.
Rosanna, è il compleanno di Daniele e non volevo che passasse senza che il suo nome comparisse sul tuo telefono da parte di qualcun altro. Io lo vedo ancora alla fermata del 14 con quel sacchetto gigante di patatine, che mi raccontava la trama di un film che avevo già visto. Giovedì pomeriggio sono libera e mi piacerebbe portarti a prendere un caffè e parlare di lui, o di tutt'altro. Non sentirti obbligata a rispondere oggi.
Gentile signora Fossati, ho lavorato con Daniele per due anni e oggi è il suo compleanno, così ho voluto scriverle. Mi ha insegnato il mestiere, con pazienza, quando non ne combinavo una. Se mai le farà piacere, sarei contento di raccontarle le cose che faceva al lavoro e che forse nessuno le ha mai dette.
A una vedova o a un vedovo. Pietro è morto a marzo. Sua moglie è Renata.
Renata, auguri a Pietro. Oggi penso a tutti e due. Sono qui tutta la sera se ti va compagnia, e va bene anche se non ti va.
Renata, è il compleanno di Pietro. Continuo a sentirlo alla nostra porta alle sette e mezza di domenica mattina con il pane, che diceva di essere passato per caso, cosa che non è stata vera nemmeno una volta. Sabato alle undici passo da te con qualcosa per il congelatore, e resto dieci minuti o tutto il pomeriggio, come preferisci. Non devi rispondere a questo messaggio. Ti scrivo quando sono sotto casa.
Renata, noi due non ci siamo mai conosciute davvero, ma Pietro ci ha sistemato il cancello tre estati fa e non ha voluto niente. Il suo compleanno lo sapevo perché mentre lavorava ci aveva detto la data, e aveva detto che lo passava sempre in giardino. Il cancello è ancora in piedi, e noi ci pensiamo.
A dei figli adulti. Gabriella è morta l'anno scorso. I suoi figli sono Elena e Davide.
Elena, oggi è il compleanno di tua mamma. Gabriella. Penso a te e a Davide. Da te non serve niente.
Elena, oggi è il compleanno di Gabriella e non lo lascio passare. È venuta a casa mia la settimana in cui è morta mia madre, non ha detto quasi niente, ha lavato tutto quello che c'era in cucina ed è andata via. Vent'anni fa, e non me lo sono mai dimenticata. Vorrei fare la stessa cosa per voi due, quindi domenica alle sei porto la cena. Dimmi se è il giorno sbagliato. Altrimenti non rispondere e io arrivo.
Cari Elena e Davide, sono stata la vicina di vostra madre in via Mazzini per undici anni, e oggi sarebbe stato il suo compleanno. Ci portava i pomodori ogni agosto, più di quanti una famiglia potesse mangiarne, e chiedeva sempre di mio figlio per nome. Se mai vi facesse piacere, ho due fotografie di lei nel suo orto, del 1998 circa.
Cosa non mandare. Lascia fuori «almeno» in tutte le sue forme, e «adesso è in un posto migliore», che dice a una persona in lutto come dovrebbe sentirsi oggi. Non chiedere che cosa fanno oggi, perché in molti hanno deciso di non fare niente e non hanno voglia di difendere quella scelta. E se hai fatto troppo tardi, un messaggio due giorni dopo vale infinitamente più di nessun messaggio.
La risposta in una riga, quando qualcuno fa gli auguri senza sapere
Di questa parte nessuno ti avverte. Gli auguri arrivano da chi non sa, nel momento peggiore possibile, e chi ha il telefono in mano deve rispondere alle buone intenzioni di un estraneo con la notizia più dura della sua vita. Qui c'è una riga per ogni caso, abbastanza corta da mandarla con un pollice. La donna morta è Anna, il 4 maggio dell'anno scorso.
| Da dove è arrivato | Una riga di risposta |
|---|---|
| Un messaggio di un suo vecchio amico | «Grazie di aver ricordato la data. Mi dispiace dirti che Anna è morta a maggio. Sarebbe stata contenta che l'avessi ancora segnata.» |
| Un post pubblico sul suo profilo | «Grazie. Per chi non lo sapesse, Anna è morta il 4 maggio. La sua famiglia legge questi messaggi e per loro contano molto.» |
| Un collega che ha lo stesso promemoria | «Grazie di averci pensato. Anna è morta a maggio. Per noi è una data strana, e mi fa bene che tu abbia detto il suo nome.» |
| Un biglietto nella cassetta della posta | «Grazie per il biglietto per Anna. Mi dispiace dirle che è morta a maggio. Grazie per tutti questi anni di auguri.» |
| Una telefonata a casa | «Che gentile. Devo dirle che Anna è morta a maggio. La posso richiamare un altro giorno? Oggi non riesco a parlarne.» |
| Qualcuno in un negozio: «Come sta?» | «È morta a maggio. Grazie di aver chiesto di lei, Le voleva bene.» |
| Un gruppo che comincia a cantare | «Grazie a tutti. Oggi è una giornata dura e questa è la parte buona.» |
| Qualcuno che lo sapeva e se n'è dimenticato | «Non fa niente. È il suo compleanno e preferisco che si dica una cosa sbagliata che niente.» |
Non devi a nessuno una spiegazione, un tono o una velocità. Non dire niente è una risposta completa, e lo è anche un pollice in su al lavoro, e lo è lasciare suonare il telefono. Per quel giorno passa telefono e profili a un parente, come ha fatto Chiara qui sopra, perché rispondere a nove estranei è un lavoro e non deve toccare a chi sta peggio. E sistema i promemoria automatici una volta per tutte, invece di ogni anno: che cosa si può spegnere e che cosa no è in che cosa succede ai messaggi quando una persona muore.
Un brindisi e quattro testi brevi per la tavola, completi, da venti a novanta secondi
Decidete prima del giorno chi parla e quando, così nessuno deve giudicare il momento a metà pranzo. Chi parla non deve essere il più anziano o il più legato a lui, solo qualcuno che vuole farlo, con una seconda persona avvertita prima che potrebbe dover finire. Un brindisi in questa data non ha bisogno di alcol, e nella pratica ortodossa non dovrebbe averne. Vanno bene l'acqua, un succo, il caffè o i bicchieri alzati vuoti.
Un brindisi di quaranta secondi, prima di mangiare. Paolo, alla tavola di suo padre.
Prima di cominciare. Oggi è il compleanno di papà. Avrebbe fatto sessantadue anni, e ci avrebbe detto di non fare storie controllando però che la torta ci fosse. Non stiamo facendo finta che sia una giornata facile. Ma preferisco stare a una tavola piena nel giorno del suo compleanno che stare da qualsiasi altra parte. Allora, a Tommaso, che ha insegnato a guidare a mezza stanza e ha lasciato tenere il timone a tutti i nipoti. Buon compleanno, papà.
Un minuto, da una figlia adulta. Elena, su sua madre Gabriella.
Una cosa breve, poi si mangia. Oggi è il compleanno di mia madre. Gabriella. A me e a Davide faceva cantare la canzone due volte, perché la prima non era mai venuta bene. Oggi lo temevo da un mese, e poi stamattina in macchina mi è venuto da ridere, perché alla radio è passata la canzone che non sopportava e sentivo esattamente che cosa ne avrebbe detto. La radio, il traffico, il modo in cui faccio il caffè. Mangiamo il pranzo che lei avrebbe cucinato meglio.
Un minuto, da un fratello o da una sorella.
Il nostro Dani oggi avrebbe ventisette anni. Ventisette. Non è mai arrivato in fondo a una storia senza ridere a metà della sua stessa battuta, e noi lo abbiamo sempre lasciato fare. Ecco quello che voglio dire. Lui non è una cosa triste. Era la persona più divertente che tutti noi conoscessimo, ed essere suo fratello è ancora la prima cosa che dico di me. Allora mangiate qualcosa, raccontatemi una cosa di lui che non ho mai sentito, e se qualcuno piange, va bene anche quello. Buon compleanno, Dani.
Venti secondi, per un bambino di dieci anni circa. Matteo, che ne ha nove e ha scelto la torta. A un bambino dai una frase con uno spazio vuoto dentro, e fagliela provare una volta prima, così le parole gli sono familiari.
Oggi è il compleanno del nonno. La cosa che mi piaceva di più di lui era che mi lasciava tenere il timone anche quando la mamma diceva no. Gli ho fatto un biglietto. Lo metto dove si sedeva lui. Buon compleanno, nonno.
Novanta secondi, fra amici invece che in famiglia. Il compleanno di un amico morto lo tengono spesso le persone che non erano parenti, e a quel gruppo nessuno dice mai cosa deve dire.
Allora. Sappiamo tutti perché siamo qui di mercoledì. Oggi Nicola avrebbe fatto trentacinque anni, e questa cosa l'avrebbe organizzata lui per poi arrivare quaranta minuti in ritardo.
Nessuno di noi è parente. A noi non telefonano, e nessuno ci chiede come stiamo. Ma noi abbiamo avuto quindici anni di lui che la sua famiglia non ha visto. Il viaggio in Salento con quel furgone impossibile. L'estate in cui aveva deciso di essere un cuoco. La notte in cui mi ha fatto cambiare idea sulla decisione peggiore della mia vita, su un marciapiede, alle quattro del mattino, e non me l'ha più nominata.
Allora facciamo così. Una volta all'anno, in questa data, veniamo qui. Ognuno racconta una cosa. E uno di noi la mattina telefona a sua madre, perché le farà piacere sapere che qualcuno fuori dalla famiglia si è ricordato. A Nicola.
Quando qualcuno piange. Non c'è niente da aggiustare. Aspetta, passa i fazzoletti, di' «fai con calma» e lascia che la pausa sia una pausa. Se chi parla non riesce a finire, si alza la seconda persona concordata prima e finisce, e quella è una riuscita e non un fallimento. Se ti serve più di un minuto, i testi di esempi di elogio funebre breve si possono accorciare per una tavola.
Quando il compleanno e la data della morte cadono vicini
Molte famiglie hanno le due date a poche settimane di distanza. Tenere due giornate, farne una sola o scegliere: tutte e tre le cose sono normali. Tutto quello che si dice nella data della morte, dalle prime settimane al trigesimo e all'anniversario, sta con cosa dire al trigesimo e all'anniversario della morte, quindi qui c'è soltanto lo scontro fra le due date.
| Quanto distano | Che cosa di solito funziona |
|---|---|
| Lo stesso giorno | Lascia che sia il rito della data della morte a tenere tutto, e dentro quello dì una volta ad alta voce che è anche il suo compleanno |
| A uno o due giorni | Un solo ritrovo, nella data in cui la famiglia riesce a muoversi. Due in una settimana dimezzano le presenze |
| Nella stessa settimana | La parte silenziosa e religiosa nella data della morte, il pranzo e i bambini nel compleanno |
| Nello stesso mese | Due giornate, entrambe piccole. In molti trovano che al compleanno sia più facile invitare qualcuno |
| Dentro i primi quaranta giorni | Quasi niente, e di proposito. Non è l'anno per cominciare una tradizione |
| In una grande festa o in un giorno di precetto | La festa si tiene il giorno. Sposta il tuo alla sera, o al giorno dopo. Nella pratica ortodossa un biglietto per la proskomidia si accetta in qualsiasi festa, un ufficio funebre completo di solito no, quindi chiedi in parrocchia |
Pravmir spiega perché la pratica ortodossa pesa di più sull'altra data: la Chiesa ricorda i defunti nell'anniversario della morte, perché per un credente ortodosso quello è il giorno della nascita alla vita nuova ed eterna. Non è un divieto sul compleanno, che Azbyka della Fede elenca fra le tre date annuali. È la ragione per cui la data della morte pesa di più.
Foma aggiunge il lato cimitero dello stesso calendario: la tomba si può visitare nel giorno del compleanno o in qualsiasi giorno che contava per lui, e chiede alle famiglie di tenere le grandi feste, il Natale, la Pasqua e la Trinità, insieme alla Settimana Santa e alla settimana dopo Pasqua, per la chiesa invece che per il cimitero, non perché una visita sia vietata ma perché quel giorno appartiene là. Se la data cade in una di quelle, suggerisce di spostare la visita. Se il compleanno finisce invece inghiottito da un periodo di feste, il problema più largo è in le prime feste di una famiglia in lutto.
Ricordare il compleanno di un figlio che è morto
Questa parte non ha ricerca dietro, perché su questa data non ce n'è quasi nessuna, e un genitore che la legge merita che gliene venga detto invece di ricevere consigli sicuri di sé.
Parti da quello che è vero. È ancora il suo compleanno. Quasi tutti i genitori in lutto continuano a contare gli anni e continuano a dirlo ad alta voce: ne avrebbe fatti nove. Non è negazione e non va difeso davanti a nessuno, nemmeno davanti al parente che pensa che sia ora di smettere. La giornata è dei genitori, e decide chi sta portando il peso maggiore.
La questione della torta, detta chiaramente. Sì, se la vuoi. Molte famiglie la comprano, ci mettono le candeline e lasciano che le spengano i fratelli e le sorelle. Molte altre non riescono a guardare una torta e fanno qualcosa di completamente diverso. Nessuna delle due scelte dice niente su quanto manca quel bambino, e le candeline si possono accendere senza la canzone.
Fratelli e sorelle. I bambini prendono la forma della giornata dagli adulti, quindi racconta loro il programma il giorno prima, con parole semplici, e dai a ognuno un compito che ha scelto: le candeline, i fiori, scegliere da mangiare, la foto per la tavola. Aspettati che vogliano una festa in un minuto e che dieci minuti dopo si siano annoiati di tutto. Se uno di loro è abbastanza piccolo che la morte stessa vada ancora spiegata, o spiegata di nuovo, come dire a un bambino che una persona è morta ha le parole età per età.
| La domanda su cui si resta bloccati | Che cosa fanno davvero le famiglie |
|---|---|
| La torta | Comprata, con le candeline, e le spengono i fratelli e le sorelle. Oppure niente torta e la sua colazione al posto suo. Sono comuni entrambe e nessuna delle due è un verdetto |
| La canzone | La cantano le famiglie che hanno altri bambini nella stanza, quasi tutte le altre la saltano. Le candeline si possono accendere senza |
| Il post sui social | Lo pubblicano i genitori che vogliono sentire il suo nome detto da altri, e non lo pubblicano i genitori che non vogliono leggere le risposte. Deciditelo la sera prima, non alle dieci del mattino |
Un esempio inventato. Emma è morta a sette anni. Per il suo ottavo compleanno i suoi genitori, Simone e Giada, hanno fatto quattro cose: la sua colazione preferita, il suo nome su un lumino davanti all'altare, la torta piccola scelta da suo fratello Oscar, e una passeggiata al lago dove aveva imparato a far rimbalzare i sassi. Oscar, nove anni, ha chiesto se gli era permesso essere contento nel compleanno di sua sorella. Giada gli ha detto di sì, e che sua sorella sarebbe stata rumorosamente dalla sua parte sulla questione della torta.
Che cosa dire a un genitore in quel giorno. Dì il nome del bambino, per primo, prima di qualsiasi altra cosa. Non chiedere che cosa fanno oggi. Non dirgli che doveva andare così, e non cercare una ragione. Fai una proposta precisa, con un'ora dentro. E se quel bambino lo conoscevi, dai ai genitori un dettaglio che forse non hanno mai sentito: che cosa ha detto in cortile, la barzelletta che ha raccontato a tutti per un mese. I genitori di un figlio morto sono affamati di informazioni nuove su di lui, e un dettaglio nuovo vale più di un paragrafo di condoglianze.
Giada, è il compleanno di Emma. Avrebbe otto anni. Ho pensato a lei tutta la settimana, e a te, a Simone e a Oscar. La vedo ancora in piedi sul nostro muretto che annunciava di essere un leone. Sabato mattina lascio dei fiori sullo zerbino e non suono. Non c'è niente a cui rispondere.
Certi parenti smettono di dire il nome del bambino perché hanno paura di fare male, e da dentro quella cosa sembra esattamente dimenticarsi. Un genitore può chiederlo direttamente: dimmi il suo nome, preferisco sentirlo. Un amico che si segna la data nel suo calendario ogni anno diventa una delle persone che sono rimaste.
Scrivergli in quel giorno, e scrivere avanti a chi è vivo
Di tutto quello che le famiglie raccontano di fare in questa data, scrivere è la cosa che più spesso si fa da soli e che più spesso si conserva. Va in due direzioni.
Scrivere a lui. Una lettera alla persona morta, nel giorno del suo compleanno, per raccontarle le notizie dell'anno, per dire la cosa che non hai fatto in tempo a dire, o solo per farle gli auguri e fermarsi lì. Non la legge nessuno tranne te. Scrivere una lettera a chi non c'è più ha gli spunti, gli esempi completi e la risposta alla domanda che fanno tutti, cioè che cosa farne quando è finita.
Tenere quello che è stato detto a voce. Se una persona a tavola racconta una storia che gli altri non hanno mai sentito, vale la pena conservarla. Prima che il giro cominci, chiedi ad alta voce se tutti sono d'accordo a registrarlo con un telefono, registra anche la domanda, e lascia che chiunque possa passare. Le regole su come si registrano le persone cambiano da paese a paese, quindi informati su quelle di dove vivi. La parte pratica è in come registrare la tua voce per la tua famiglia. E se la voce che vorresti in questa data sopravvive solo come un messaggio in segreteria, salvare quel messaggio viene prima di tutto, prima che qualcuno chiuda il numero.
Scrivere avanti. L'altra direzione è quella che questa data tende a mettere in testa, di solito verso le nove di sera: che un giorno anche la tua famiglia avrà una data come questa, e che c'è qualcosa che potresti lasciarle per quel giorno. È una lettera scritta da una persona viva per essere aperta dopo. Su Goodbye App una lettera così contiene le tue parole e una sola registrazione della tua voce. Scegli tu le persone a cui va, e il giorno e l'ora in cui arriva loro via email, fino a trent'anni da oggi. Finché non parte resta privata, ed è gratis. Ogni lettera parte una volta sola, quindi il compleanno che hai in mente è una lettera, e quello dopo è un'altra.
Se è questo che cercavi e non il programma di oggi, le lettere di compleanno per gli anni che potresti perderti spiega quante scriverne e cosa mettere in ognuna, e le lettere per le tappe della vita dei tuoi figli si occupa dei matrimoni e delle lauree.
Le domande che fanno le famiglie
Che cosa si fa nel compleanno di una persona morta? Quasi tutte le famiglie fanno una cosa piccola, con un inizio e una fine: una preghiera o una messa la mattina, quindici minuti al cimitero, il suo piatto a tavola, un brindisi di quaranta secondi, e la giornata chiusa a un'ora annunciata. Lo schema qui sopra serve a decidere se ricordarlo quest'anno, e la tabella delle dodici usanze mostra che cosa fanno davvero le case in questa data.
È sbagliato festeggiare il compleanno di una persona morta? No. La parola su cui si inciampa è «festeggiare», e la si può lasciare cadere: quasi tutte le famiglie ricordano la giornata invece di festeggiarla, e ricordarla vuol dire una preghiera, un pranzo, il cimitero, un brindisi e una fine presto. La pratica ortodossa permette di ricordare un defunto nel giorno del suo compleanno e non consiglia di tenerlo come una festa qualsiasi.
Come si chiama il compleanno di una persona morta? L'italiano non ha un termine, e le parole che ha, «compleanno» e «genetliaco», sono di chi è vivo. Quasi tutte le famiglie dicono semplicemente «il compleanno di papà» o «avrebbe fatto quarant'anni».
Si dice buon compleanno a una persona morta? In molti lo dicono, a voce o per iscritto, e non c'è niente di male. Ad altri la frase resta in gola e preferiscono «oggi ti penso», o solo il suo nome.
Si può chiedere una messa per il suo compleanno? Sì. Il canone 945 dice che ogni sacerdote che celebra o concelebra può accettare un'offerta perché la messa sia applicata a un'intenzione precisa, e non vincola il giorno: telefona in parrocchia, dai il nome e la data, e chiedi quando si apre il registro delle intenzioni. Nella pratica ortodossa Azbyka della Fede elenca il giorno della morte, il compleanno e l'onomastico come le tre date annuali per ricordare un defunto, e i sacerdoti che rispondono là dicono che un biglietto per la proskomidia si accetta in qualsiasi festa, mentre se si possa servire una panikhida dipende dal calendario, quindi la parrocchia è quella da interpellare.
La tradizione ebraica ricorda il compleanno? Non come osservanza. ReformJudaism.org scrive che l'ebraismo tradizionalmente non commemora il compleanno delle persone care che sono morte, e che si ricorda invece l'anniversario della morte, lo yahrzeit. Lo yahrzeit corre sul calendario ebraico a partire dalla data della morte, ed è per questo che si muove rispetto alla data del calendario civile; le sue usanze sono la candela e il Kaddish. Sullo stesso sito il compleanno è comunque nominato fra i giorni in cui una famiglia può andare alla tomba.
Nell'islam si può ricordare il compleanno di una persona morta? Gli studiosi citati qui sostengono che tenere una ricorrenza annuale sia un'innovazione, mentre visitare una tomba per pregare per i morti e per ricordare l'altra vita è prescritto in qualsiasi giorno. Quello che non è in discussione è che cosa arriva a loro: il dua, chiedere perdono per loro e la carità data a loro nome, senza nessuna data obbligata. Molte comunità musulmane tengono comunque ricorrenze per la data della morte, quindi chiedi al tuo imam e non a una pagina web.
Sono preoccupato per qualcuno, in quel giorno. La data alza il rischio? Secondo le prove che ci sono, no. Le settimane intorno a un compleanno e intorno all'anniversario di una morte sono state confrontate con il resto dell'anno e non sono venute fuori come una finestra più rischiosa. Quello che è più solido è che le settimane subito dopo una morte sono quelle più dure. Quindi se oggi sei preoccupato per qualcuno, la data non è né un motivo per aspettare né un motivo per stare tranquillo. Chiediglielo, chiaramente, e resta.
Il secondo compleanno è più facile del primo? Di solito sì, ma non per tutti. Nello studio sui coniugi vedovi citato sopra, il malessere più alto intorno al compleanno del coniuge morto compariva nei primi sei mesi dalla perdita e a diciotto mesi non c'era più. Il lutto non rispetta il calendario che gli viene dato, ed è per questo che un programma con una fine annunciata conviene averlo comunque, da qualsiasi parte vada la giornata.
Se stai leggendo queste righe perché pensi al suicidio, per favore parlane oggi stesso con qualcuno. findahelpline.com elenca linee di ascolto gratuite e riservate nel tuo paese, e trovi altre informazioni nella nostra pagina su suicidio e autolesionismo.
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