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Lutto e guarigione · 36 min di lettura

Come spiegare la morte a un bambino, età per età: le parole da dire

Come spiegare la morte a un bambino, da 2 anni all'adolescenza: la prima frase da dire, le parole per ogni età e risposte alle domande che fanno i bambini.

Dal team di Goodbye App · 27 ottobre 2026

Una donna chinata verso una bambina seduta su un divano chiaro, i due visi uno di fronte all'altro mentre le parla a voce bassa
Foto di Kampus Production su Pexels

Probabilmente non hai molto tempo. Una persona è morta, un bambino è nella stanza accanto o sul sedile dietro, e quello che ti serve non è una teoria su come i bambini capiscono la morte. Ti serve una frase da dire ad alta voce senza che si rompa a metà. Spiegare la morte a un bambino di quattro anni è una conversazione diversa da quella con un bambino di nove, e questa pagina ti dà le parole per ogni età.

Se stai cercando le parole per un'età precisa, vai subito alla tabella delle età, nella seconda sezione: c'è una riga per i bambini di 2 e 3 anni, una per quelli di 4 e 5, una per quelli di 6 e 7, poi dagli 8 ai 10, gli 11 e i 12, e dai 13 in su. Prima c'è la frase con cui si comincia, perché dire a un bambino che una persona è morta è una conversazione, non un annuncio. Poi quattro conversazioni scritte per intero, risposte oneste alle quattro domande che fanno i bambini, le parole da evitare, una scheda per decidere del funerale, come sono le prime settimane e a chi chiedere aiuto.

Questa è una guida a una conversazione, non un parere clinico. I servizi elencati in fondo sono persone che fanno questo di mestiere, e telefonare a una di loro già nella prima settimana è una cosa ragionevole, non il segno che qualcosa è andato storto.

La prima frase, e perché deve contenere la parola «morto»

L'apertura più chiara che si trova pubblicata, qui nella nostra traduzione, viene dal Dougy Center, il centro per il lutto infantile di Portland, in Oregon:

Tesoro, ho una notizia molto triste. Papà è morto. Il suo cuore ha smesso di funzionare. Ha avuto un infarto e i medici non sono riusciti a riparargli il cuore.

Quattro frasi. Avvisano il bambino che sta arrivando qualcosa, dicono il fatto con la parola «morto» nella seconda frase e non nella decima, spiegano il morire come una cosa che un bambino può immaginare, e dicono la causa per nome, così il bambino non deve inventarsela.

Di' «è morto», non una parola più morbida. Child Bereavement UK, l'associazione britannica per il lutto dell'infanzia, lo mette in una riga: bisogna usare le parole vere, morto e morta. Un bambino a cui dicono che il nonno si è perso vuole sapere chi lo sta cercando. E «è mancato», che per noi è la formula del rispetto, per un bambino di quattro anni non vuol dire niente: mancare è quello che fa lui quando non va all'asilo.

Costruisci la frase in quattro parti, poi smetti di parlare.

La parteCome suona
L'avviso«Vieni qui a sedere con me. Ho una notizia molto triste.»
Il fatto, con la parola «morto»«Il nonno è morto, stanotte.»
Che cosa significa morire, nel corpo«Il suo corpo ha smesso di funzionare e non può ricominciare.»
La causa, detta per nome«Aveva il cuore molto danneggiato e i medici non sono riusciti a ripararlo.»

Di' il nome della malattia, se c'era una malattia. Il Dougy Center è esplicito: se la persona è morta di un tumore o di una leucemia, dillo, invece di dire che si era ammalata molto. Un bambino che impara che ammalarsi è la cosa che uccide ha una paura nuova che lo aspetta al primo raffreddore in casa, compreso il suo.

Diglielo oggi, e diglielo tu. Le stesse indicazioni consigliano di parlare con i bambini il prima possibile, così lo sentono da qualcuno di cui si fidano e non da un altro bambino, da una telefonata colta a metà o da uno schermo.

Di' meno di quello che hai preparato, e poi di' che cosa succede adesso. Dai una spiegazione breve e lascia che siano le sue domande a decidere il resto. Poi una riga sulla sua giornata: chi lo viene a prendere, dove dorme stasera, chi si occupa di lui. La prima domanda che un bambino si fa, dentro, è molto spesso una domanda pratica, e rispondere prima che la faccia gli risparmia di doverla fare.

Come non cominciare. Non con un'istruzione su come comportarsi, tipo chiedergli di essere coraggioso o di essere forte per la mamma. Non con una domanda («sai che cosa è successo?»), che gli lascia il compito di indovinare. E non con la promessa che andrà tutto bene.

Che cosa dire a ogni età: come spiegare la morte a un bambino di 2, 3, 4, 5, 6 o 7 anni, e fino all'adolescenza

La tabella si appoggia a un solo schema. Il pediatra David J. Schonfeld, sul Journal of Pediatric Health Care nel 1993, ha messo in fila i quattro concetti che un bambino deve raggiungere perché la morte significhi per lui quello che significa per un adulto. Irreversibilità: la morte è per sempre, e a differenza dei personaggi dei cartoni che muoiono e tornano, nessuno torna. Definitività: tutte le funzioni del corpo si fermano, quindi la persona non vede, non sente, non ha freddo e non sente dolore. Inevitabilità: tutto ciò che è vivo prima o poi muore. Causalità: i bambini vanno accompagnati alla causa vera, perché la causa che inventano da soli sono quasi sempre loro stessi.

Due parole sulle fasce d'età. Ogni fonte serie divide l'infanzia a modo suo, quindi le righe qui sotto sono una sintesi, fatta perché ogni fascia abbia delle parole attaccate e non uno standard da rispettare, e tuo figlio può stare nella riga sopra o in quella sotto rispetto al suo compleanno. L'associazione milanese di cure palliative VIDAS, il servizio italiano di psicologia Unobravo e Child Bereavement UK pubblicano tutte e tre le loro fasce, e vale la pena leggerle.

EtàChe cosa sta capendoLe parole, dette ad alta voce
Sotto i 2 anniNessuna idea di morte. Registra l'assenza di una persona.«La mamma è morta. Non può tornare. Io sono qui e mi occupo io di te.» Detto con semplicità, e ripetuto domani.
2 e 3 anni«Per sempre» non significa ancora niente, quindi la morte è un'assenza che dovrebbe finire. Le parole vengono prese alla lettera.«Il nonno è morto. Vuol dire che il suo corpo ha smesso di funzionare e non può ricominciare, quindi non torna più a casa. Io ci sono ancora, tutti i giorni.»
4 e 5 anniVogliono una causa, e se nessuno gliela dà se la inventano: di solito una cosa che hanno fatto o desiderato.«Il nonno è morto stanotte. Aveva il cuore molto danneggiato e i medici non sono riusciti a ripararlo. Non torna, e non lo rivedremo più. Niente di quello che hai detto, pensato o fatto ha fatto succedere questa cosa.»
6 e 7 anniArriva l'idea che è per sempre, e con lei l'idea che succede a tutti. La malattia diventa spaventosa.«La nonna è morta stamattina. Aveva un tumore del sangue che si chiama leucemia, e le cure non sono riuscite a fermarlo. Non è una malattia che si prende dagli altri, e non ha niente a che vedere con un raffreddore.»
Da 8 a 10 anniLa morte è capita come definitiva e come causata. Hanno domande che scelgono di non fare davanti a te.«Ho una cosa molto triste da dirti. Lo zio Stefano è morto questo pomeriggio, in ospedale. Stamattina è stato investito da un'auto e le ferite erano troppo gravi perché i medici potessero rimediare. Puoi chiedermi qualsiasi cosa, adesso o a mezzanotte, e se non lo so te lo dico.»
11 e 12 anniCapiscono i fatti come un adulto, con una gran voglia di non essere quello diverso e l'istinto di gestire te.«La mamma è morta stamattina. Adesso ti dico quello che so e quello che ancora non so, e continuerò a dirtelo. Prenderti cura di me non è il tuo compito.»
Da 13 anni in suUna comprensione adulta della morte, e nessuna esperienza adulta di che cosa sia.«Lorenzo è morto stamattina. Ti dico gli stessi fatti che sto dicendo agli adulti, perché devi sentirli da me e non dalla chat della squadra. Si è accasciato al campo e il suo cuore si è fermato.» Poi chiedile che cosa vuole sapere.

L'avvertenza conta più della tabella. Schonfeld scrive che i bambini arrivano a questi concetti in media fra i cinque e i sette anni, che la variabilità fra bambini della stessa età è ampia, e che sotto stress i bambini tendono a regredire. Una morte in famiglia è sempre stressante, quindi, come dice lui, i bambini rischiano di funzionare come se avessero una comprensione meno sviluppata della morte proprio nel momento in cui gliene servirebbe una matura.

Quattro domande che valgono più di un calcolo sul compleanno. Schonfeld ne propone quattro da fare al bambino, una per concetto, per capire dove sta davvero questo bambino. Fagliele in un momento tranquillo, e ascolta invece di correggere subito:

  1. Quando una persona muore, può tornare a vivere? (irreversibilità)
  2. Che cosa succede alle persone dopo che sono morte? Possono ancora vedere, sentire, sentire dolore? (definitività)
  3. Per quali motivi muoiono le persone? (causalità)
  4. Chi muore? Tutti prima o poi muoiono? (inevitabilità)

Un bambino di sei anni che risponde che le persone muoiono perché hanno fatto i cattivi ha bisogno della conversazione sulla causalità prima di ogni altra cosa.

Quattro conversazioni per intero, parola per parola: una morte improvvisa a una bambina di quattro anni, una lunga malattia a un bambino di sette, una madre a un bambino di dieci, un fratello a un'adolescente

Una morte improvvisa raccontata a una bambina di quattro anni, una lunga malattia a un bambino di sette, la morte della madre a un bambino di dieci e la morte di un fratello a un'adolescente. I bambini sono inventati, le frasi che dicono sono quelle che i bambini dicono davvero, e ogni parola della tua metà è fatta per diventare tua. Leggi ad alta voce una volta quella che ti serve, così le parole stanno nella tua bocca e non su uno schermo.

1. Una morte improvvisa, a una bambina di quattro anni. Il nonno è morto nella notte.

Tu. Sofia, vieni qui a sedere con me. Ho una notizia molto triste. Il nonno è morto, stanotte. Il suo cuore ha smesso di funzionare e i medici non sono riusciti a farlo ripartire. Quando una persona muore, il suo corpo smette di funzionare del tutto e non può ricominciare. Quindi il nonno non torna, e non lo vedremo più.

Sofia. Domani andiamo a casa sua?

Tu. Sì, possiamo andare. Il nonno non ci sarà, perché è morto. Ci sarà la nonna, e sarà molto triste, e sarà contenta di vederti.

Sofia. Il nonno ha freddo?

Tu. No. Quando una persona muore non sente più niente. Non sente il freddo e non sente il male.

Sofia. Posso fare merenda?

Tu. Sì. E del nonno puoi chiedermi quando vuoi. Stasera ti metto a letto io, domani ti porto io all'asilo, e sono qui tutta la settimana.

Corregge l'unica cosa che lei crede, cioè che lui sia in qualche posto a sentire freddo, e poi risponde alla domanda sulla merenda senza fare una piega. Tornare alla merenda non vuol dire che non ha capito. Questa settimana ti richiederà tutto da capo, e le risposte non devono cambiare.

2. Una lunga malattia, a un bambino di sette anni. La nonna aveva la leucemia da due anni e lui sapeva che era malata.

Tu. Matteo, siediti un minuto con me. Ho una notizia triste sulla nonna. La nonna è morta stamattina, in ospedale, con me e il nonno accanto a lei. La leucemia aveva reso il suo corpo troppo debole, e alla fine il suo corpo ha smesso di funzionare.

Matteo. Ma prendeva le medicine.

Tu. Sì. Hanno funzionato per tanto tempo e ci hanno dato due anni in più con lei, e poi hanno smesso di funzionare. Non è perché lei ha fatto qualcosa di sbagliato, e nemmeno perché l'abbia fatto qualcun altro.

Matteo. La leucemia è contagiosa? Potrei prenderla io?

Tu. No. La leucemia è un tumore del sangue. Non la prendi da nessuno e nessuno l'ha data alla nonna. Non ha niente a che vedere con un raffreddore, e da quasi tutte le malattie che prendiamo io e te si guarisce.

Matteo. L'ultima volta non sono venuto a trovarla.

Tu. Lo so. Questo non ha cambiato niente della sua malattia, proprio niente. Lei sapeva che le volevi bene, e io glielo dicevo ogni volta. Tante persone pensano che avrebbero voluto andare un'ultima volta. Lo penso anch'io.

Dice il nome della malattia, la separa da tutti i raffreddori che prenderà quest'inverno, e raccoglie la colpa che lui mezzo confessa alla fine senza provare a dimostrargli che ha torto. La frase più importante l'ha detta per ultima, ed è normale.

3. Una madre, a un bambino di dieci anni. La frase, i fatti e le risposte pratiche. Qui non c'è niente da addolcire.

Tu. Tommaso, ho una cosa molto triste da dirti e te la dico subito. La mamma è morta oggi pomeriggio, in ospedale. Il suo cuore si è fermato, i medici hanno provato a lungo, e non sono riusciti a farlo ripartire.

Tommaso. No. Martedì stava bene.

Tu. È vero. È successo molto in fretta e nessuno se lo aspettava, nemmeno i medici. Ti dirò qualsiasi cosa vuoi sapere, oggi o fra un mese, e se non lo so ti dirò che non lo so.

Tommaso. Chi mi porta a scuola?

Tu. Io. Lunedì e tutti i giorni dopo. Non cambia niente di dove vivi e di chi si occupa di te.

Tommaso. Devo dirlo a tutti?

Tu. No. Stasera scrivo io alla tua maestra, così non devi essere tu a dirlo. Puoi dirlo a chi vuoi, quando vuoi, e anche a nessuno, se preferisci.

Prima il fatto, poi le due cose di cui un bambino di dieci anni ha più bisogno: i fatti della morte, e la continuità della sua vita. La domanda se deve dirlo a tutti è quella che gli adulti si dimenticano, e togliergli quel compito è quasi sempre la cosa giusta.

La stessa apertura, quando è morto il padre. La forma non cambia, e nemmeno l'ordine. Si spostano solo la causa e il nome della persona:

Tommaso, ho una cosa molto triste da dirti e te la dico subito. Papà è morto oggi pomeriggio, in ospedale. Stamattina ha avuto un ictus, che è una lesione improvvisa dentro il cervello, e i medici non sono riusciti a rimediare al danno. Non si è più svegliato e non ha sofferto. Lunedì e tutti i giorni dopo ti porto io a scuola, e non cambia niente di dove vivi e di chi si occupa di te.

4. Un fratello, a un'adolescente. Le indicazioni di Child Bereavement UK sulla morte di un fratello o di una sorella danno la forma a questa: le stesse parole dirette, una colpa precisa affrontata prima che venga detta, e un posto in famiglia che è cambiato.

Tu. Giorgia, vieni qui a sedere con me. Lorenzo è morto stamattina. Ti dico esattamente che cosa è successo, le stesse cose che sto dicendo agli adulti. Si è accasciato al campo, stamattina. Il suo cuore si è fermato e l'equipaggio dell'ambulanza non è riuscito a farlo ripartire. I medici pensano che avesse un problema al cuore che nessuno sapeva, e questa settimana ci diranno di più. Questo è tutto quello che so adesso. Quando saprò di più lo saprai anche tu, lo stesso giorno.

Giorgia. La settimana scorsa sono stata odiosa con lui.

Tu. Voglio dirti una cosa su questo, prima che te la porti dietro. Niente di quello che gli hai detto, e niente di quello che hai pensato di lui, ha avuto a che fare con la sua morte. I fratelli e le sorelle si dicono cose odiose. Questa cosa non è quello.

Giorgia. Non so cosa devo fare.

Tu. Non c'è niente che devi fare e niente che devi sentire. Anch'io sto in lutto per lui, e in questa casa non sei sola con questa cosa. Questa settimana ti diranno cose strane, e qualcuno ti chiederà se adesso sei figlia unica. Non sei obbligata a rispondere, mai.

La tratta da adulta sui fatti, perché Schonfeld avverte che gli adulti danno per scontato, sbagliando, che un adolescente capace di ragionare non abbia bisogno di altre spiegazioni. Tira fuori la colpa invece di aspettarla, e Child Bereavement UK consiglia di dire ad alta voce che anche tu sei in lutto, così lei non resta a consolare un genitore che finge di stare bene. L'ultima frase le dà il permesso di non rispondere alla domanda sulla figlia unica, che è una delle cose più solitarie che vengono chieste a un fratello o a una sorella in lutto.

Le quattro domande che fanno i bambini, e risposte oneste: è colpa mia, muori anche tu, dov'è adesso, posso ancora parlargli

1. È colpa mia? Quasi nessun bambino lo chiede ad alta voce. Schonfeld descrive il modo in cui i bambini piccoli capiscono le cause come un pensiero magico, spesso rinforzato dagli adulti senza che lo vogliano, e scrive che i bambini tendono ad attribuirsi la responsabilità di una morte, decidendo che l'hanno causata i loro pensieri cattivi o qualche loro gesto senza nessun rapporto con quello che è successo. Il suo consiglio è dare per scontato che la colpa ci sia anche quando il bambino non può in nessun modo avere avuto una parte, e tirarla fuori tu. Le parole che suggerisce suonano più o meno così:

Tanti bambini che ho conosciuto, a cui era morta la [nonna], mi hanno detto che da qualche parte dentro sentivano che potesse essere colpa loro, anche quando era evidente che non lo era. Lo sappiamo tutti e due che i pensieri e i sentimenti non possono far morire una persona. E io so che non hai fatto niente che abbia fatto morire la nonna. Però mi chiedevo se tu ti sei mai sentito come quegli altri bambini.

Per un bambino di quattro anni, più corto: «Niente di quello che hai fatto, niente di quello che hai detto e niente di quello che hai desiderato ha fatto succedere questa cosa. È stata la sua malattia.» Se un bambino crede che le persone muoiano perché hanno fatto i cattivi, quella convinzione lo incolpa di questa morte e gli dice che il prossimo è lui, quindi correggila subito. Quando è morto un fratello o una sorella, Child Bereavement UK indica la stessa paura e la stessa risposta: va detto loro che non hanno colpa.

2. Muori anche tu? Il manuale gratuito in spagnolo Hablemos de duelo, scritto dalla psicologa dell'infanzia e dell'adolescenza Patricia Diaz Seoane per la Fundacion Mario Losantos del Campo di Madrid, è la cosa più utile che sia stata pubblicata su questa domanda. Avverte che entrambe le risposte brevi fanno danno. Un sì secco dà al bambino qualcosa da temere stasera. Un no secco è una bugia che scoprirà, e ti costa proprio la cosa di cui hai più bisogno, essere creduto. Quello che consiglia è rinviare: ammettere che è vero, e metterlo molto lontano. Le sue risposte tipo, in italiano:

  • «Sì, amore, io morirò, ma non prima di tantissimo, tantissimo tempo.»
  • «Morirò quando sarai molto grande e capace di badare a te.»
  • «Certo, amore. Ma quando morirò tu sarai molto più grande. Avrai fatto un sacco di cose, avrai finito la scuola, forse avrai una famiglia tua, e lavorerai.»

I bambini fanno l'obiezione ovvia, perché uno di loro conosce un bambino a cui è morto il papà da giovane. Anche a questo il manuale risponde: è vero, e di solito le persone muoiono dopo tantissimo tempo, o quando sono molto, molto malate. Poi aggiungi la metà pratica, che nessuna rassicurazione sostituisce. Di' il nome della persona che si occuperebbe di lui: «Se a me dovesse mai succedere qualcosa, si occuperebbe di te la zia Claudia, in questa casa, e lei lo sa già.» Un adulto chiamato per nome calma più paura di qualsiasi frase sul tempo.

3. Dov'è adesso? Il corpo è la metà che gli adulti saltano. I bambini piccoli pensano in modo concreto e prendono le spiegazioni alla lettera, scrive Schonfeld, e il suo esempio sono bambini a cui avevano detto che il corpo viene messo in una bara e che poi avevano paura di andare alla veglia, chiedendosi che cosa fosse successo alla testa. Quindi raccontalo alla lettera:

Il suo corpo è tutto dentro la bara, steso. Giovedì la bara verrà portata al cimitero e messa nella tomba, sotto terra, oppure verrà portata al tempio crematorio, dove un grande calore trasforma un corpo in cenere. Lui non sente niente di tutto questo, perché è morto.

L'altra metà è quello che crede la tua famiglia. Schonfeld dice che le spiegazioni religiose si possono condividere con i bambini, ma non vanno usate come unica spiegazione della morte. Il motivo che porta è un bambino a cui avevano detto che Dio amava tanto il suo fratellino da volerlo con sé come angelo, e a cui avevano anche detto che la chiesa è la casa di Dio, e che poi in chiesa si comportava male perché Dio vedesse che lui non era materiale da angelo. Quindi di' la tua fede come una fede, con le parole che usate in casa, dopo i fatti e non al posto dei fatti, e non prendere in prestito una fede che non hai perché suona consolante. Due cose restano vere qualunque cosa creda la tua famiglia: non torna, e non lo rivedremo. Quando arrivi alla fine di quello che sai, la Sociedade Brasileira de Pediatria, nelle sue indicazioni sul lutto infantile, offre la frase migliore che esista: non lo so, scopriamolo insieme.

4. Posso ancora parlargli? Sì. In moltissime case parlare ai morti non è un malinteso da correggere, è quello che la famiglia fa: al cimitero, davanti alla sua fotografia in salotto, nella preghiera, ad alta voce in macchina. Niente di tutto questo va aggiustato, e un bambino a cui dicono che è una sciocchezza perde in un colpo la persona e il gesto. Accanto a questo ci sta la parte che è vera qualunque cosa creda la tua famiglia, detta con parole che un bambino può tenere in mano:

  • «Sì. Puoi parlargli quando vuoi, ad alta voce o nella testa, e non devi dirmelo.»
  • «Lui non torna, e non lo rivedremo. Parlargli è comunque una cosa che le persone fanno per tutta la vita.»
  • «Se vuoi dirgli qualcosa e preferisci che io sia lì, vienimi a chiamare, a qualsiasi ora, anche in mezzo alla notte.»

Poi dagli qualcosa da farne. Dire buonanotte alla fotografia. Tenere una scatola in camera. Andare al cimitero, se la tua famiglia ci va. Oppure lasciargli scrivere: la nostra guida per scrivere una lettera a chi non c'è più è pensata per gli adulti, ma lo spunto della gratitudine, le cose per cui non hai fatto in tempo a dire grazie, funziona anche per un bambino di otto anni, con un piccolo aiuto.

Le parole da evitare, e cosa dire invece

Non è una questione di delicatezza, è una questione di letteralità. Un bambino di quattro anni sente quello che hai detto e non quello che volevi dire, quindi la frase scelta per attutire il colpo è spesso quella che va disfatta sei mesi dopo.

Invece diDi'
«Abbiamo perso il nonno.»«Il nonno è morto.» Non si è perso niente e nessuno lo sta cercando.
«La nonna è mancata.» «Papà ci ha lasciati.»«La nonna è morta.» «Papà è morto.»
«È andata via per un po'.» «È partita per un lungo viaggio.»«È morta. Non torna, e non è perché ha scelto di andarsene.»
«Si è addormentato.» «Adesso dorme.»«È morto. Morire non è come dormire. Chi si addormenta si sveglia, e lui non si sveglierà.»
«È volato in cielo.» «È diventato un angioletto.»«È morto.» Poi, se volete, le vostre parole per la vostra fede, dette come una fede.
«È rimasto in ospedale.» «È in viaggio.»«È morto giovedì sera, in ospedale.» Chi è in ospedale, o in viaggio, per un bambino torna.
«Si è ammalato ed è morto.»«Aveva un tumore del sangue che si chiama leucemia. Non è il tipo di malattia che si prende dagli altri.»
«La nonna ti guarda sempre da lassù.»«La nonna è morta. Possiamo parlare di lei, e parlare con lei, quando vogliamo.»
«Dio lo ha voluto con sé.» «Il Signore lo ha chiamato.»Prima i fatti, poi le parole della tua famiglia per la sua fede, dette come una fede.
«Fai il bravo e sii forte per la mamma.»«Puoi piangere quanto e quando ti serve. Prenderti cura della mamma non è il tuo compito.»
«Vedrai che passa, andrà tutto bene.»«Per un po' sarà difficile, e io sarò qui per tutto il tempo.»

Le righe vengono da posti diversi, quindi ecco chi dice che cosa. VIDAS e Unobravo insistono entrambe sulle parole chiare e concrete al posto delle metafore, ed è da lì che vengono le righe sul cielo, sull'angioletto e sul sonno. Child Bereavement UK nomina «perso» e «mancato» e scrive che gli eufemismi possono sembrare più gentili e creare confusione. Il Memorial Sloan Kettering Cancer Center, la cui guida per le famiglie esce anche in russo, spagnolo e cinese, nomina gli equivalenti inglesi di «è mancato» e «se n'è andato». Il Dougy Center è la fonte della riga sul dire il nome della malattia. La riga di chi guarda da lassù porta un avvertimento di Pro Palliativ, il progetto educativo dell'associazione russa di cure palliative Vera, che osserva come l'immagine consolante del nonno che guarda da sopra produca ansia più che calma, e che nomina due bugie locali da evitare, le stesse due che si sentono anche qui: è in ospedale, ed è partito per un lungo viaggio. Le ultime due righe non vengono da nessuna di loro.

Il bambino deve venire al funerale? Una scheda per decidere

Prima due cose oneste. Schonfeld dice chiaramente che su questo è stata fatta poca ricerca e che le sue indicazioni vengono dalla sua esperienza clinica. E Child Bereavement UK riporta entrambe le metà dalla voce dei bambini stessi: alcuni di quelli a cui non è stata data la scelta hanno detto all'associazione di aver sofferto profondamente per non essere stati inclusi, anche quando la decisione era stata presa con le migliori intenzioni, mentre i bambini che erano stati preparati e ci sono andati non si sono pentiti di esserci stati. Nessuna delle due fonti fissa un'età minima. La tua tradizione o la tua famiglia possono fissarne una, ed è un'altra questione rispetto a quello che dicono le indicazioni; quello che dicono le indicazioni è che la decisione spetta al bambino e alla famiglia, non a una regola. In molte case italiane la domanda non si pone nemmeno, perché i bambini vanno ai funerali insieme a tutti gli altri: anche in quel caso la parte che segue, la preparazione, resta quella che decide come va la giornata.

La decisioneChe cosa dicono le indicazioniChe cosa dire
Se venire o noOffri la possibilità ogni volta che si può. I bambini a cui viene negata si fanno della giornata un'idea più spaventosa della realtà.«Giovedì c'è il funerale della nonna. Puoi venire, o puoi stare con la zia Gabriella. Vanno bene tutte e due le cose.»
Se è davvero una sua sceltaChiarisci che la decisione è sua, che non è una cosa che gli adulti si aspettano, e che nessuno lo criticherà se dice no.«Qualunque cosa decidi va bene per me, e in nessuno dei due casi ci resterò male.»
Se sa che cosa succederàSpiega con parole semplici, compreso il fatto che tante persone piangeranno. Andare a vedere la chiesa prima aiuta. Preparalo a quello che gli adulti potrebbero dirgli.Il testo qui sotto, più: «Qualcuno potrebbe dirti che adesso la nonna è in pace, o chiederti se fai il bravo con la mamma. Non devi rispondere a nessuno.»
Chi gli sta accantoUn adulto che il bambino conosce e a cui è affezionato, meglio se un po' più lontano dalla morte: una baby sitter, una vicina, un cugino.«La zia Gabriella ti sta accanto per tutto il tempo, e quella che si occupa di te oggi è lei, non io.»
Se partecipa a qualche ritoNon costringere mai un bambino a un rito che lo spaventa o che gli fa ribrezzo, compreso baciare o toccare il corpo.«Nessuno ti farà toccare nessuno, e nessuno ti farà andare davanti.»
Se può uscireDillo prima, che può uscire in qualsiasi momento. Un bambino che finisce a giocare sul piazzale può sentirsi parte della giornata più di uno lasciato a casa.«Se vuoi uscire, stringi la mano alla zia e uscite insieme. Non devi dire perché.»

Il testo per prepararlo. È la parte che quasi tutti gli adulti saltano, ed è la parte che decide come va la giornata. Dillo a casa, il giorno prima, con i tuoi dettagli. Il testo qui sotto descrive una messa in chiesa con la bara chiusa, due o tre giorni dopo la morte, che è il tempo che si ha quasi sempre in Italia. Nella pratica musulmana e in quella ebraica la sepoltura avviene di solito entro un giorno e normalmente non c'è nessuna veglia a bara aperta, quindi può esserci un'ora invece di una sera per dire queste cose. Tieni lo stesso ordine, nella tua tradizione e con le tue parole, e dillo in macchina se quello è il tempo che hai.

Giovedì alle tre c'è il funerale della nonna. È nella chiesa di San Michele, qui dietro, e dura circa un'ora. Il corpo della nonna sarà davanti all'altare, in una lunga cassa di legno che si chiama bara, con il coperchio chiuso. Dentro c'è tutto il suo corpo, steso. Ci sarà molta gente, forse sessanta persone, e tante piangeranno, anch'io e anche il nonno, e il funerale serve proprio a questo. Il parroco parlerà, e poi lo zio Stefano dirà qualcosa sulla nonna. Dopo accompagniamo la bara al cimitero, dove verrà messa nella tomba. Poi torniamo a casa, e la zia ha preparato qualcosa da mangiare. La zia Gabriella ti sta accanto, e se a un certo punto vuoi uscire le stringi la mano e uscite.

La frase sul fatto che dentro c'è tutto il suo corpo, steso, è lì per il motivo che dà Schonfeld: ai bambini del suo esempio avevano detto che il corpo va dentro una bara, e loro non volevano entrare perché si stavano chiedendo che cosa fosse successo alla testa.

Vedere il corpo è un'altra questione. Child Bereavement UK tratta il vedere il corpo a parte, e le condizioni sono più rigide. La scelta deve essere vera, il bambino deve sapere che nessuno se lo aspetta da lui, e può cambiare idea in qualsiasi momento, anche sulla porta. Tutto quello che potrebbe vedere o toccare va descritto prima: la stanza, chi altro ci sarà, come è vestita, che cosa la copre, e che sarà fredda e avrà la pelle molto pallida. Se non ce la fai a stare tu in quella stanza, trova un altro adulto di fiducia che entri con lui, invece di cancellare la sua possibilità di andarci.

Se non viene. Fallo partecipare al ritrovo dopo. Lascia che faccia un disegno o scriva un biglietto da appoggiare sulla bara. Trova un modo privato, a casa, per segnare quell'ora. E ricordati quello che Child Bereavement UK scrive nelle sue indicazioni su come spiegare un funerale: non è mai troppo tardi per una commemorazione o per un altro momento che permetta al bambino di salutare.

Le prime settimane: come si vede il lutto a ogni età

La cosa più utile da sapere sulle prime settimane è che un bambino che sembra sereno non è la prova di niente. Schonfeld scrive che i bambini soffrono profondamente e per lunghi periodi, ma possono non dare questa impressione agli adulti, perché non tengono emozioni forti per tratti lunghi. Il lutto arriva a scatti: venti minuti di dolore, e poi il calcio. Lo scambio che descrive è quello da sorvegliare in te stesso. Il genitore rimasto dice che il bambino sta andando benissimo mentre lui va a pezzi, e la conversazione finisce lì. Quello che il bambino si tiene da solo è la parte che spaventa: se è stata colpa sua, se adesso morirai tu, e chi si occuperebbe di lui se succedesse.

EtàChe cosa potresti vedereChe cosa aiuta
Sotto i 5 anniPassi indietro su cose già imparate, spesso il linguaggio o il vasino. Sonno spezzato, cambiamenti nel mangiare, attaccamento continuo.Tratta la regressione come una cosa passeggera e non farne un secondo problema. Stesso letto, stessa colazione, stesse persone.
Da 5 a 7 anniRifanno il funerale o la malattia con i giochi. Domande di fatto ripetute. Paure nuove sulla malattia o sul buio.Lascia che il gioco vada, senza interromperlo. Ridai i fatti senza sospirare. Rispondi alla versione precisa della paura.
Da 8 a 10 anniPiangono di nascosto, fanno fatica a concentrarsi, hanno mal di testa e mal di pancia, si arrabbiano con bersagli strani, compresi te e la persona morta.Dai informazioni senza che le chiedano. Di' che arrabbiarsi con un morto è normale. Abbassa le pretese in casa per un trimestre.
11 e 12 anniIn superficie se la cavano. Si prendono compiti che non sono loro. Vogliono con forza sembrare come tutti a scuola.Riprenditi i compiti da adulto, dicendolo ad alta voce. Fai domande dirette invece di leggere la loro faccia.
Da 13 anni in suSi chiudono, stanno fuori per ore, prendono rischi, oppure non si vede niente. Mostrano il dolore agli amici e non a te.Continua a offrire senza pretendere una recita. Un adolescente che ragiona come un adulto ha comunque bisogno di spiegazioni.

Avvisa la scuola, e concorda un segnale, per email prima che il bambino rientri, così nessun insegnante lo scopre davanti alla classe:

Gentile maestra Ferrari, le scrivo per dirle che la mamma di Tommaso, Serena, è morta giovedì pomeriggio. Tommaso ha dieci anni e sa tutti i fatti. Lunedì torna a scuola. Preferirebbe che non venisse detto alla classe, mentre va bene per lui che lo dica agli altri insegnanti.

Vorrei concordare una cosa. Se ha bisogno di uscire dall'aula, appoggia l'astuccio sul banco ed esce, e va in biblioteca o in segreteria, senza dover chiedere. La maestra Conti si è offerta di essere la persona da cui andare. I compiti per un po' potrebbero arrivare in ritardo, e la prego di dirmi se nota qualcosa che la preoccupa, anche piccola. Grazie, Paolo Rizzo

La prospettiva lunga, di cui nessuno ti avvisa. Schonfeld scrive che i bambini elaborano il lutto per tappe lungo molti anni e ritornano sulla morte a ogni nuova fase della vita, portandoci pensieri e sentimenti nuovi fino ad arrivare a una spiegazione che li soddisfa. Così un bambino che a sei anni aveva accettato tutto rifà le stesse domande a undici, e di nuovo a sedici con domande più difficili. Non è una ricaduta e non è la tua spiegazione che non ha tenuto. È lo stesso bambino, con una testa più grande, che chiede per bene.

Le giornate più difficili arrivano dal calendario e non a caso. La nostra guida al primo Natale senza una persona cara ha una sezione scritta per i bambini, e cosa dire al trigesimo e all'anniversario della morte ha le parole per quel giorno.

Quando il primo a morire è un animale, e la conversazione che ne viene

Per moltissimi bambini la prima morte che incontrano è quella di un animale, e per moltissimi genitori è la prima volta che devono dire la parola ad alta voce. Child Bereavement UK applica alla morte di un animale esattamente la stessa regola: usa le parole morto e morta, invece di dire che dorme o che l'abbiamo perso. Una cosa che questa pagina non dirà è che la morte di un animale prepara un bambino a quella di una persona. Nessuna delle fonti che abbiamo letto lo dice. Quello che è vero è più stretto: le parole sono le stesse, le domande sono le stesse, ed è un allenamento vero per l'adulto.

È dal veterinario che la lingua va storta, perché la formula che usiamo tutti, farlo addormentare, è esattamente quella da evitare. Prepara la frase prima di andare:

Il veterinario ha fatto a Birba una puntura di medicina. Non gli ha fatto male. Gli ha fermato il cuore, e poi è morto. Non si sveglia, perché morire non è come dormire.

Se l'animale è morto in casa o sulla strada, la forma è la stessa: che cosa è successo, che il suo corpo ha smesso di funzionare, che non può ricominciare, e che niente di quello che il bambino ha fatto lo ha causato. Anche qui arriva la domanda sulla colpa, perché un bambino che ha lasciato il cancello aperto ci è già arrivato da solo. Il resto delle indicazioni dell'associazione è lo stesso che per una persona, in tono minore: lascialo sentire quello che sente, sii chiaro e onesto, aiutalo a ricordare l'animale in un modo preciso, e abbi pazienza su quanto tempo ci vuole.

Quando chiedere aiuto, e a chi

Due soglie che un genitore può usare, e nessuna delle due è una lista con cui dare un voto a tuo figlio.

La prima riguarda il tempo e l'ampiezza. Il manuale spagnolo citato prima ne dà la versione più pratica: guarda che cosa resta e che cosa si allarga. Non riuscire a riprendere il filo della scuola, o a tornare dagli amici e alle attività. Oscillazioni estreme dell'umore. Una tristezza che impedisce al bambino di funzionare. Prendersi addosso troppa responsabilità. Paure che tornano, o pensieri sulla morte che tornano. Colpa. Tutto quello che va avanti nel tempo, o entra in molte aree della sua vita, o blocca la sua crescita. Due settimane difficili non sono questo. Quattro mesi di vita che si restringe sì.

La seconda riguarda i comportamenti più che i sentimenti. La versione del Dougy Center è che la maggior parte dei bambini e degli adolescenti torna a funzionare come prima della morte, che alcuni rischiano difficoltà come depressione, ansia o problemi a scuola, e che se noti comportamenti persistenti che interferiscono con la vita quotidiana del bambino devi chiedere il parere di un professionista della salute mentale. La vita quotidiana è il criterio. Triste non è un sintomo. Le stesse indicazioni ti dicono che cosa chiedere a chi trovi: la sua esperienza e la sua formazione sul lutto e sulle perdite, la sua esperienza di lavoro con i bambini, e come lavora.

Perché un clinico guarda prima a un bambino che a un adulto. L'American Psychiatric Association riassume i criteri del disturbo da lutto prolungato con due finestre diverse: almeno un anno dalla morte per un adulto, almeno sei mesi per un bambino o un adolescente. Chi fa questo lavoro inizia a guardare prima i bambini, quindi è un motivo per chiedere prima, non una casella da spuntare.

Una cosa che non è un punto di un elenco. Se un bambino di qualsiasi età parla di voler morire, di raggiungere la persona morta, o di farsi del male, non è una cosa da tenere d'occhio. Chiama oggi il suo pediatra, o il 112 se hai anche solo un dubbio sulla sua sicurezza. Oggi, non dopo il funerale.

Tre morti che questa pagina non prova deliberatamente a raccontare. Un suicidio, una morte violenta e una morte a cui il bambino ha assistito. Ognuna cambia che cosa dire e in che ordine, le indicazioni cambiano da paese a paese, e in quei tre casi sbagliare le parole fa un danno vero. Child Bereavement UK tiene indicazioni separate per queste morti, e lo fanno anche i servizi elencati qui sotto. Usa quelle, invece di adattare qualcosa di questa pagina.

Il sostegno per te conta come sostegno per lui. Il Dougy Center osserva che la ricerca lega il modo in cui un bambino attraversa una morte al modo in cui la attraversano gli adulti intorno a lui.

Dove seiChi contattare, e che cosa offre
ItaliaVIDAS, Milano, allo 02.300808.1: uno sportello psicologico gratuito con un massimo di sei incontri di sostegno al lutto, e consulenze per gli insegnanti. Altri punti di partenza, in qualsiasi regione: il pediatra di libera scelta, il consultorio familiare della tua ASL, e l'hospice o il reparto che ha seguito la persona morta.
Regno UnitoChild Bereavement UK, helpline 0800 02 888 40. Specialisti del lutto senza appuntamento e senza lista d'attesa, dalle 8 alle 20 dal lunedì al venerdì esclusi i festivi, in tutto il Regno Unito, per ragazzi fino a 25 anni. Anche Grief Encounter, la cui helpline grieftalk è 0808 802 0111, e Hope Again, il lato per i giovani di Cruse Bereavement Support.
Stati UnitiDougy Center di Portland sostiene bambini, adolescenti, giovani adulti e i loro genitori in lutto dal 1982. La directory della National Alliance for Children's Grief elenca 669 sedi, filtrabili per servizio, fascia d'età e lingua. È centrata sugli Stati Uniti: il suo menu aggiunge solo Australia, Bermuda, Canada, Giappone, Paesi Bassi e Nuova Zelanda.
SpagnaFundacion Mario Losantos del Campo, Madrid, che offre un servizio gratuito di psicoterapia per il lutto dei bambini e pubblica il manuale citato sopra.
Paesi BassiStichting Achter de Regenboog, linea di consulenza 085 047 15 71, per bambini e ragazzi che hanno perso una persona vicina.
GermaniaNicolaidis YoungWings Stiftung, Monaco: aiuto dopo la morte di un genitore per bambini, ragazzi e giovani adulti, di persona alla Sternenhaus, al telefono o online.
FranciaEmpreintes, Parigi: una linea di ascolto nazionale sul lutto, aperta a chiunque affronti una morte, e un gruppo di auto aiuto per bambini in lutto.
RussiaPro Palliativ, il progetto educativo dell'associazione di cure palliative Vera, pubblica indicazioni per i genitori su come parlare di morte a un bambino e nomina le bugie locali da evitare.
Portogallo e BrasileAPELO, Espaco do Luto, Aveiro, che lavora in entrambi i paesi e forma operatori del lutto. In Brasile, il proprio centro sanitario e le indicazioni pediatriche linkate sopra sono gli altri punti di partenza.
AltroveIl pediatra di tuo figlio, la scuola, e l'ospedale o l'hospice che ha seguito la persona morta sanno quasi sempre indicare un servizio della zona. Child Bereavement UK pubblica materiali in arabo, farsi, ucraino, spagnolo, danese, svedese e tigrino, e la sua helpline copre tutto il Regno Unito, ma non rifiuta chi chiama da fuori.

Che cosa vorrà tuo figlio a diciotto anni, e che cosa puoi registrare questa settimana

Le domande di questa guida sono quelle che un bambino fa questa settimana. A diciotto anni ne fa altre, a chi è ancora lì. Com'era la sua voce. Che cosa pensava di me. Le risposte sono in casa adesso, nella testa di adulti troppo stanchi questo mese per pensare al 2040. Tre cose piccole, e nessuna porta via una serata:

  1. Scrivi la conversazione che hai appena fatto. Quello che hai detto, quello che ha chiesto, le parole che ha usato. Fra dieci anni nessuno le ricorderà.
  2. Registra due minuti della tua voce. Non un discorso: una storia qualunque sulla persona morta, raccontata come la racconteresti a tavola. La nostra guida su come registrare la tua voce per la tua famiglia copre la parte pratica. E se dei suoni della persona morta resta solo un vecchio messaggio in segreteria, quello ha una scadenza, quindi guarda come salvare un messaggio in segreteria prima che qualcuno disdica la linea.
  3. Scrivi una lettera in avanti, da leggere fra anni, quando il bambino sarà abbastanza grande per volere la risposta lunga. Le nostre lettere per le tappe della vita dei figli e le lettere da aprire a 18 anni hanno esempi da cui partire, e se chi vuole scrivere è l'adulto che sta morendo, la lettera ai figli dopo una diagnosi grave è scritta per quello.

Goodbye App è fatta per la terza di queste tre cose. Una lettera contiene quello che hai scritto e una registrazione della tua voce che lo dice, così la storia e la voce che la racconta viaggiano insieme. Il giorno e l'ora in cui arriva li scegli tu, fino a trent'anni da oggi, che è esattamente la distanza fra una bambina di quattro anni e una donna di trentaquattro, e arriva come email alle persone che indichi tu. La lettera resta privata finché non parte, è gratis, e funziona in quindici lingue, sul web e su Android. Se attivi la tutela facoltativa in caso di inattività, le lettere possono partire prima, se il tuo account resta inattivo per un periodo che decidi tu, da 3 a 45 giorni.

Niente di tutto questo è il punto di questa pagina. Nessuna registrazione e nessuna lettera programmata sostituiscono la conversazione, e una lettera per i diciotto anni non serve a niente a un bambino a cui a quattro anni non hanno detto la verità. Prima la frase. Il resto può aspettare che la casa sia silenziosa.

Le domande dei genitori

Quanto presto devo dirglielo? Appena riesci, e meglio se oggi. I bambini lo scoprono comunque: una telefonata colta a metà, un cugino, un compagno di classe, uno schermo. L'unica cosa che puoi decidere è se lo sentono da qualcuno che gli vuole bene.

A che età un bambino capisce la morte? Schonfeld mette la media fra i cinque e i sette anni per i quattro concetti che compongono una comprensione adulta, con un'ampia variabilità fra bambini della stessa età, e avverte che sotto stress i bambini regrediscono, e una morte in famiglia è sempre stress. Quindi un bambino di sette anni questa settimana può sentirlo come uno di quattro. Le quattro domande nella sezione sulle età servono a capire dove sta davvero tuo figlio, che è meglio che fare un calcolo sul suo compleanno.

Come dico a un bambino che è morto suo padre o suo nonno? Le stesse quattro parti nello stesso ordine, con il suo nome e la sua causa di morte dentro. La tabella delle età dà la frase per ogni anno, la prima conversazione è un nonno raccontato a una bambina di quattro anni, e la terza ha una variante sul padre scritta per un bambino di dieci. Usa la parola che il bambino usa per lui, papà o nonno, non «tuo padre».

Lo dico a tutti i bambini insieme? Di solito insieme, così nessuno si porta un segreto per un pomeriggio, e poi qualche minuto da solo con ognuno. La prima frase può essere la stessa per tutti. La seconda non può essere la stessa per uno di quattro anni e uno di dodici.

Posso piangere davanti a loro? Sì, e aiuta. Dillo, così non devono indovinare: «Piango perché mi manca tanto. Tra qualche minuto mi passa.» Un bambino che vede un adulto essere triste e poi passare il pane ha imparato una cosa vera sul lutto.

Devo dirgli come è morta la persona? Digli il fatto e la causa con parole semplici, compreso il nome di una malattia. Non ogni dettaglio, e il criterio per ognuno è semplice: sapere quel dettaglio cambia quello che il bambino capisce, o solo quanta paura ha?

Gli ho già detto che il nonno si è addormentato. Ho fatto un danno? No. Non si è rotto niente, e la riparazione è una frase detta oggi: «Ieri ti ho detto che il nonno si era addormentato. Non era il modo giusto di dirtelo e voglio dirtelo per bene. Il nonno è morto.» I bambini accettano una correzione da un adulto di cui si fidano molto meglio di una storia che continua a non tornare.

Non ha reagito per niente. Devo preoccuparmi? Quasi certamente no. Lascia la porta aperta invece di chiedergli sei volte al giorno come si sente: parla della persona morta nei discorsi normali, tieni la buonanotte abbastanza lunga perché ci stia una domanda, e rispondi a quello che porta quando lo porta.

Deve tornare subito a scuola? Molti bambini rivogliono in fretta il normale, e il normale per la maggior parte sta a scuola. Scrivi prima alla scuola, concorda un adulto e un modo per uscire dall'aula, e lascialo andare.

E se in famiglia non siamo d'accordo su cosa dirgli? Concordate una frase prima che qualcuno parli, anche se è un compromesso. Un bambino che sente due versioni conclude che la verità viene gestita e comincia a cercarla altrove.

Come spiego la morte a un bambino autistico, o a un bambino che fa fatica con il linguaggio? Le stesse parole semplici, più alla lettera, più volte, e con più avviso su tutto quello che cambierà in casa. Togli ogni figura retorica, anche le gentili. Di' che cosa succederà e in che ordine, e aspettati di ridirlo con le stesse parole. I servizi di sostegno al lutto elencati sopra sono le persone a cui chiedere indicazioni scritte per il tuo bambino.

E se sbaglio? Qualcosa lo sbaglierai, e conterà molto meno di quanto temi. Quello che i bambini ricordano di questa settimana non è come erano messe le frasi. È che qualcuno gli ha detto la verità, è rimasto nella stanza mentre la capivano, ed è tornato il giorno dopo a rispondere di nuovo alla stessa domanda.

Se stai leggendo queste righe perché pensi al suicidio, per favore parlane oggi stesso con qualcuno. findahelpline.com elenca linee di ascolto gratuite e riservate nel tuo paese, e trovi altre informazioni nella nostra pagina su suicidio e autolesionismo.

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